La domanda che tutti i neo-diplomati si pongono quando valutano la possibilità di iscriversi ad Ingegneria Elettronica è ovviamente: “Quali sono le opportunità di lavoro che mi offrirà questa laurea?”. In realtà nessuno è in grado di fornire una risposta precisa. Infatti, se da un parte risulta piuttosto semplice descrive il lavoro ideale per un ingenere elettronico, dall’altra si ha la consapevolezza che in Italia le opportunità di trovare questo lavoro “ideale” sono davvero basse. Fortunatamente, la formazione di un ingegnere elettronico è tale da permettergli di adattarsi facilmente a fare anche lavori non esattamente in linea al suo titolo.
I corsi di laurea in ingegneria elettronica, come è giusto che sia, prediligono la progettazione dei cosiddetti circuiti integrati, che sono alla base dell’elettronica moderna. Il problema è che nel nostro paese le opportunità di lavorare in questo ambito sono davvero poche. Per avere una conferma di questo, è sufficiente fare una ricerca in internet con l’obiettivo di scoprire quante sono le aziende italiane che si occupana della progettazione di chip. Vi assicuro che il risultato sarà davvero eloquente! In realtà negli ultimi anni si sta affermando il modello cosiddetto “fabless”, secondo cui un’azienda che progetta circuiti integrati non deve necessariamente affrontare ingenti investimenti per dotarsi dell’intera struttura necessaria per la produzione degli stessi, ma può invece delegare la fabbricazione a terze parti. Questa nuova tendenza potrebbe, almeno in teoria, facilitare la nascita di nuove azienda di microelettronica anche in Italia. Allo stato attuale dei fatti, purtroppo, non ci sono evidenze che il nostro paese sarà in grado di allinearsi in breve tempo agli altri importanti paesi europei come Francia e Inghilterra.
Tuttavia, è doveroso precisare che oltre a progettare chip, un ingegnere elettronico può progettare sistemi. Tutte le schede elettroniche (board) che si trovano ormai all’interno di tutti i nostri elettrodomestici sono tipici esempi di sistemi. Più correttamente, spesso ci si riferisce a queste soluzioni con il termini “sistemi embedded”. In realtà è proprio sulla progettazione dei sistemi embedded che si basa la maggior parte dell’elettronica italiana. Certo, quest’ambito è talmente ampio che risulta estremamente difficile pensare a specifici corsi universitari da inserire nei piani di studio. La progettazione di sistemi embedded in realtà richiede buona parte dell’intera formazione di un ingegnere elettronico. Comunque, forse varrebbe la pena di rivedere i piani di studio nell’ottica di fornire ai futuri ingegneri competenze più adeguate alle effettive esigenze del mercato italiano.
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