Cos’è un portfolio? La prima volta che lessi questa parola avevo 18 anni e sinceramente non avevo capito cosa fosse. Ben presto capii, in quanto per essere ammesso all’Art Center dovetti presentare un “entry portfolio” ossia una raccolta di disegni e bozzetti per passare la selezione di ammissione ed iniziare la scuola. “Portfolio” è divenuta la parola magica che mi accompagna ormai da quasi 20 anni, il portfolio è parte della nostra vita, va curato, aggiornato, progettato. Il portfolio ha un’anima, dall’inizio alla fine può essere triste o positivamente sorprendente, se trovate lavoro è grazie a lui perché voi parlate lui mostra i fatti, siete credibili se lui è credibile, è un po’ come un fratello gemello. Il portfolio riflette la vostra cultura, creatività, la vostra timidezza o intraprendenza. Un po’ come il vostro specchio.
L’entry portfolio, come precedentemente scritto sul mio blog Luciano Bove, serve principalmente a superare il colloquio di ammissione a scuola. Superare il colloquio è importante perché così si può iniziare il percorso di studi in Car Design.
Il portfolio di ammissione deve raccogliere in modo ordinato e cronologico i vostri disegni e i vostri bozzetti, se dipingete aggiungete qualche esempio o portate delle foto dei vostri dipinti o sculture…
Con questo book voi dimostrate semplicemente di avere un certo talento, passione e voglia di imparare. Voi vi candidate ad essere un potenziale talento che ha bisogno di nutrirsi.
Il portfolio di fine anno è tutta un’altra cosa, non ha niente in comune con l’entry portfolio, l’obiettivo è un altro: vendersi per ottenere un lavoro da designer.
Quando frequentiamo la scuola per 3 o 4 anni abbiamo il tempo per imparare a mettere insieme un portfolio dei propri progetti più riusciti. Nonostante ciò, quando vedo portfolios in giro per le scuole, ancora noto errori che creano “disturbo psicologico”.
Vediamo cosa fare per evitare situazioni spiacevoli.
Un portfolio per essere professionale deve avere alcune “caratteristiche” che non possono essere tralasciate perché esse lavorano in contemporanea durante la presentazione dello stesso e sono:
1. La qualità e completezza dei progetti. Bisogna scegliere una struttura (o schema) di presentazione ed applicarla a tutti i progetti che presenterete, es.: introduzione – ricerca marketing – brainstorming – concetto scelto – tavole – modello – conclusione.
Scegliete “solo” i progetti migliori e se necessario rifate delle tavole a colori.
2. Il ritmo: avete presente il battito cardiaco? Pensate un po’ al vostro portfolio, sfogliatelo e chiedetevi che battito esso abbia! Debole, normale o accellerato? Per avere un buon ritmo il portfolio deve avere un battito misto ossia: normale e accellerato. In poche parole con il ritmo voi “gestite” l’attenzione di chi guarda e “eccitate” il suo spirito d’interesse. Per fare ciò non mettete mai di fila due progetti meno riusciti o meno d’impatto rispetto agli altri, dovete modificare l’ordine dei progetti per essere certi di non avere un “calo di interesse” causato dall’effetto delusione o noia. Cosa inserisco come primo progetto? Come secondo? E così via… alla fine deve essere un po’ come ascoltare un bel brano jazz dal ritmo vario.
3. La professionalità d’insieme: ossia team work! Voi e il vostro portfolio siete un team e lavorerete insieme per lo stesso scopo, quindi meglio lavorare in “armonia”. Questo aspetto è legato alla vostra cultura, educazione, livello di pazzia e di saggezza. In altre parole l’unico consiglio che posso darvi è il seguente: fate in modo di essere coerenti insieme. Bisogna pensare alla gestualità, all’abbigliamento, al tono della voce, all’effetto sorpresa simpatico, a come “sfogliare” il portfolio, a come “orientarlo” verso più interlocutori se necessario, a quanto parlo, a quanto ascolto, quanto sono umile, quanto sto diventando irritante (succede) o antipatico, quanta confidenza sto prendendo a sproposito… Ma anche al packaging design del vostro portfolio: quanto è originale? Classico? Nuovo? Interessante? Geniale?
In conclusione il punto 1 e 2 son più importanti, non dimenticate di fare delle prove e simulazioni, mostrate il vostro portfolio a colleghi di scuola o ai familiari e vedete i loro occhi mentre voi lo sfogliate. Cercate di capire il punto debole della vostra scaletta o presentazione perché “noi” di voi ci ricordiamo sempre il progetto più brutto che fa parte del vostro book! Mi dispiace, ma è la verità.
Spero di esservi stato utile e in bocca al lupo!
Luciano Bove per Virtual Car
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