La scena iniziale del film riesce a sintetizzare molti aspetti significativi della sua interezza . Il volto del protagonista rivela il duplice aspetto dell’intero film, Alex appunto, viene subito inquadrato nella sua tipica immagine da leader dei Drughi: cappello nero in testa, un occhio vistosamente truccato e l’altro al naturale. Tale dettaglio sembra segnare la complessità del protagonista, estremamente violento, egoista ed impulsivo ma dal linguaggio artefatto, ironico e amante della musica di Beethoven. Così ciò che emerge nell’intera opera è il contrasto tra gli impulsi di natura che sfociano nell’anarchia e sopraffazione violenta e il suo l’opposto: la cultura, con i suoi molteplici simboli e degenerante nel formalismo, nella retorica, nel conformismo e nell’ipocrisia sia verbale che dello stile di vita.
Un film forte, con la sua critica parodica della società contemporanea ed i suoi falsi valori, attento ai pericoli della strumentalizzazione politica, della comunicazione di massa e della donna intesa come strumento pubblicitario per la sua capacità di richiamo all’istinto sessuale. Per tali motivi, dopo quasi 40 anni dalla nascita di questo pluripremiato capolavoro, partorito dal genio di Kubrick, l’opera rimane ancora attualissima anche se oculatamente tenuta lontana a lungo dai circuito mediatico italiano, avrebbe forse potuto scuotere troppo il torpore delle coscienze? La comprensione di “Arancia meccanica” non fu semplice, visto che venne da subito etichettato come un invito alla delinquenza e che per volere dello stesso regista, il quale subiva continue minacce, venne presto ritirata la pellicola dai cinema britannici. Neanche adesso risulta così immediato capire i significati di “Arancia meccanica” visto che l’opera, ancora discussa e controversa, risulta spesso incompatibile col gusto comune.
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