Obama : le banche dovranno pagare.

«Vogliamo recuperare i nostri soldi e li recupereremo». Con questa frase shock, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama , ha annunciato ieri a Washington il suo progetto di tassa sulla responsabilità della crisi, destinata alle grandi banche.
Tra queste ci sono colossi mondiali come Bank of America, Citigroup e JP Morgan Chase, sal vate dalla crisi con denaro pubblico, grazie al quale non hanno fatto la fine di Bear Stearns e di Lehman Brothers, scomparse dalla scena. Gli istituti di credito sostengono che il settore dei prestiti verrà messo in ginocchio, paralizzando l’economia, e hanno quindi annuncianto una lotta senza quartiere contro il progetto Obama, che dovrà ricevere il via libera dal Congresso.

Nel suo breve intervento di sei minuti circa, il presidente americano, recentemente criticato da più parti perché considerato troppo vicino a Wall Street, ha spiegato di avere preso la decisione spinto dagli «enormi profitti e i bonus osceni» generati e versati dalle grandi banche salvate grazie al denaro pubblico. Obama ha ricordato che molte di queste banche hanno avuto «comportamenti rischiosi» che hanno portato alla maggiore crisi finanziaria del dopoguerra. L’idea del presidente è di imporre la cosiddetta tas sa sulla responsabilità della crisi fino a quando «il popolo americano non sarà stato totalmente compensato per l’assistenza straordinaria fornita a Wall Street».

Obama parla di una durata minima di dieci anni, di più se necessario, per restituire al Tesoro gli aiuti del TARP (Troubled Asset Relief Program) destinato a risollevare la banche colpite dalla crisi. L’obiettivo non è di penalizzare gli istituti finanziari, di cui ha tenuto a sottolineare l’importanza. E il progetto riguarderà soltanto le maggiori istituzioni finanziarie, quelle con asset supe riori ai 50 miliardi di dollari. Il 60% della tassa, in base ai calcoli della Casa Bianca, sarà fornita dalle dieci maggiori banche del Paese. Obama calcola in un massimo di circa 117 miliardi di dollari in 12 anni le somme da recuperare, ma probabilmente si tratterà di una somma inferiore. Le grandi banche USA hanno deciso di passare immediatamente all’attacco. Secondo il quotidiano online The Politico, gli istituti finanziari sostengono che la tassa avrà effetti negativi sull’economia, costando fino a 1.000 miliardi di dollari in prestiti perduti.

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