Quanti di noi, cresciuti negli anni di Bim Bum Bam, si ricordano delle avventure del leone Willy Fog? Quello, in pratica, del giro del mondo in ottanta giorni. Tratto dal libro di avventure di Jules Verne, l’eroe leonino partiva da Londra con l’impegno di girare il globo in ottanta giorni e vincere una scommessa. Insieme a lui, il fedele Rigodon. Ebbene, in questo cartone animato, ad un certo punto, accade un evento orrendo, soprattutto agli occhi di noi telespettatori, allora bambini. Willy incontra la principessa Romy, bellissima “leonessa” indiana, condannata a morire bruciata su un rogo, come le migliaia di donne europee che, durante l’Inquisizione, erano arse vive con l’accusa di stregoneria. Il nostro simpatico eroe la salva dalle fiamme, la porta via dall’India e infine la sposa, con un lieto fine atteso e prevedibile.
Dietro questo racconto fiabesco si cela, in realtà, una tradizione indiana millenaria, fortunatamente scomparsa agli inizi del 1900, anche grazie alle leggi coloniali introdotte dagli Inglesi. Questa usanza era detta sati, parola sanscrita che possiamo tradurre come “donna onesta, donna nel vero senso del termine“. Quando una moglie perdeva il marito e quindi diventava vedova, doveva/era costretta a suicidarsi buttandosi spontaneamente tra le fiamme che bruciavano il corpo del marito. Ancora oggi, per la religione hindu, il corpo di un defunto deve essere bruciato. Non esiste altro sistema di sepoltura, se non in piccole comunità, per lo più tribali. Moglie e marito, dunque, dovevano restare uniti da morti come lo erano stati in vita. Una donna era nulla senza il proprio marito.
La principessa Romy incarna questa orribile pratica, utilizzata spesso dagli eredi dell’uomo morto per togliere di mezzo la vedova e potersi appropriare di tutti i beni ereditati. In India, in generale, la condizione delle vedove è tradizionalmente molto dolorosa, poiché esse sono messe ai margini della società e sono considerate segno di sfortuna e portatrici di morte, in quanto hanno avuto un contatto diretto con la morte stessa. Ai nostri giorni, in India si sta cercando di fare molto per migliorare la condizione vedovile, soprattutto quella delle vedove bambine. A questo proposito, vi consiglio di vedere il film Water di Deepa Mehta, molto bello e significativo. Nella fascia bassa della società indiana, la vedova è ancora discriminata; così non avviene nei livelli alti. Pensiamo a casi di vedove molto importanti, come Indira Gandhi, a lungo Primo Ministro indiano e sua nuora Sonia Gandhi, attuale presidente del più grande partito indiano, il Congress Party.
Questo per dirvi che, a volte, un semplice cartone animato ha in sé tracce di una brutta vita reale.
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