
Il piccolo risparmiatore si comporta in maniera emotiva e per meglio tutelarlo occorre anche capirne la psicologia e la componente irrazionale: se sceglie il «fai da te», ad esempio, si sente un trader professionista, ma poi si fa prendere dalla pigrizia se deve leggere documenti, contratti e report o ascoltare i consulenti. Applica così regole approssimative, semplifica e si fa guidare da intuizioni ed emozioni. Muove da questa constatazione la ricerca di Nadia Linciano, della divisione studi economici della Consob, l’autorità italiana di vigilanza dei mercati, pubblicata sui «Quaderni di Finanza» della stessa Consob, dove si evidenzia che la «ricerca empirica ha mostrato che gli investitori commettono sistematicamente errori, di ragionamento e di preferenze, difficilmente conciliabili con l’assunto di razionalità delle scelte». Lo studio analizza il sempre più crescente tema della «finanza comportamentale», oggetto di interesse anche della FSB inglese, e vuole stimolare il dibattito su come potenziare gli strumenti normativi e di vigilanza per meglio tutelare i piccoli investitori che compiono scelte e decisioni inspiegabili e «anomali» per le teorie classiche su cui sono costruite le regole e che, molto spesso, finiscono per essere negative per il loro portafoglio.
L’investitore, poi, guarda più al breve o brevissimo termine, esagera le perdite rispetto ai guadagni realizzati (e quindi si avvicina con sfavore alla Borsa e alle sue oscillazioni) e non riduce il rischio diversificando gli investimenti. Se invece opera in Borsa con «il fai da te», sovrastima le proprie capacità e oltretutto compra e vende in maniera eccessiva accumulando costi delle commissioni che annullano gli (eventuali) guadagni. Anche in presenza di informazioni precise sul prodotto finanziario che ne illustrano rendimenti, rischi e costi la reazione del risparmiatore è condizionata dall’irrazionale. Un documento di troppe pagine finisce quasi sempre non letto per mancanza di tempo e competenza e spesso ci si affida più alle parole del consulente. Inserire grafici nel documento aiuta la comprensione ma c’è sempre il rischio di manipolazione, magari enfatizzando il rendimento di un solo anno positivo tralasciando quello negativo sul lungo termine. Per questo, secondo la ricerca, l’applicazione della finanza comportamentale può aiutare i regolatori a tutelare meglio gli investitori affiancando le regole tradizionali. Lo studio propone come rimedi una migliore educazione finanziaria dell’investitore, che « può essere utilizzato non solo per migliorare la capacità di giudizio degli investitori ma anche per renderli edotti delle principali «trappole» comportamentali». Utili anche la trasparenza informativa e un servizio di consulenza che metta al primo posto gli interessi del cliente e non dell’intermediario.
Foto : Borsa-Milano.
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