FMI : Cina e Paesi emergenti guidano la crescita.

Cina ed economie emergenti, soprattutto asiatiche, sono il motore della ripresa glo­bale che è più rapida e solida del­le attese, ma che resta pur sem­pre fragile. In questo scenario, ha detto il direttore generale del FMI, «una exit strategy prematura» dal­le misure straordinarie per con­trastare la crisi, a partire dal setto­re privato, presenta rischi perché potenzialmente in grado di dare slancio a una nuova recessione.
In Giappone per una missione, Strauss-Kahn ha messo in guar­dia dai rischi di bolle speculative generate dal forte afflusso di in­vestimenti verso i Paesi emergen­ti. Al momento, ha aggiunto, non ci sono previsioni di nuovi crolli o, come nota agli economisti, di «fe­nomeni di recessione a W, ma oc­corre tenere alta l’attenzione». Comunque, tra i punti al momen­to certi, l’FMI si appresta a diffon­dere un outlook migliore di quel­lo di ottobre 2009 che ipotizzava una crescita mondiale del 3,1%. «Il quadro che pubblicheremo tra due giorni mostrerà che la ripre­sa procede con più spinta e velo­cità delle previsioni», ha antici­pato il direttore generale, secon­do cui la questione principale su cui lavorare è «l’exit strategy» e il ritorno a una crescita sostenibi­le dopo la fase di crisi. «Se i Pae­si escono troppo presto e abbia­mo una nuova frenata allora dav­vero non so cosa si potrà contro la recessione», ha aggiunto: «L’FMI non ha mai previsto un crollo a due cifre, ma non si sa mai. Può accadere». Strauss-Kahn, tuttavia, ha fornito due ri­ferimenti: domanda interna e di­soccupazione, che in USA ed UE è al 10% e in Giappone al 5%. «Ci­na, India e altri Paesi asiatici co­me Indonesia e Thailandia han­no ritrovato ritmi vicini a quelli precrisi.

Pechino ha capito che non poteva puntare solo sull’ex­port e ha alimentato la domanda interna». Fino a quando «non c’è un buon recupero della doman­da e un miglioramento del mer­cato del lavoro non si può usci­re», mentre, tra le priorità, «do­vremo affrontare gli oneri sui con­ti pubblici delle politiche messe in campo per contrastare la cri­si», che sarà una delle «priorità per i Paesi sviluppati nei prossi­mi anni». Il Giappone, alle prese con un enorme debito pubblico, dovrà impegnarsi al massimo per politiche fiscali sostenibili.
Foto : Strauss-Kahn.

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