Le ultime giornate di campionato di serie A ci hanno dimostrato per l’ennesima volta la crisi che sta vivendo il calcio italiano, non solo da un punto di vista tecnico ma anche, e forse soprattutto, da un punto di vista morale.
Infatti, è difficile parlare di morale, valori umani, rispetto del prossimo, nel mondo del calcio dove l’unico scopo è diventato il profitto.
È proprio così. Ci si è dimenticati che il calcio è solo uno sport, nato per aggregare le persone, vivere insieme momenti di gioia sportiva ma anche di delusione, sapendo però accettare la sconfitta e dire all’avversario: “complimenti sei stato più bravo di me”.
Oggi ad ogni sconfitta fanno seguito tafferugli tra tifosi, scontri tra calciatori che a volte non mancano di azzufarsi in mezzo al campo, dirigenti e allenatori che rilasciano interviste sempre ricche di veleni, trasmissioni radio e televisive al limite della decenza. Tutto ciò non è sport, è esasperazione!
Basti pensare a quello che sta succedendo in questi ultimi tempi a Torino, sponda Juventus.
La squadra di casa Agnelli sta vivendo una profonda crisi tecnica ma anche dirigenziale. Le cause di tale crisi possono essere diverse, come ad esempio i numerosi infortuni, la partenza di Sissoko per la Coppa d’Africa, qualche errore di Ciro Ferrara ma anche dei giocatori che scendono in campo.
Si potrebbe stilare un elenco molto lungo e si rischierebbe di dilungarsi inutilmente e soprattutto si rischierebbe di uscire dal tema che si vuole trattare in questo post. Infatti, non si vuole parlare della crisi di questa o quell’altra squadra, ma riflettere su come non vengano accettate, dai dirigenti prima e dalle tifoserie dopo, le sconfitte del campo.
Anche i giornalisti esagerano nei loro commenti, elogiando un qualsiasi calciatore che al primo gesto tecnico apprezzabile viene subito paragonato a gente che ha fatto la storia del calcio mondiale come Maradona, Platini, Zico, Van Basten, ecc. Al riguardo, basti ricordare la prima pagina di un importante quotidiano sportivo italiano che all’indomani della vittoriosa trasferta della Juventus contro la Roma guidata ancora dal tecnico Luciano Spalletti, così titolava a proposito del calciatore juventino Diego: “E’ arrivato un fenomeno”.
Analogamente, oggi Diego, anche lui vittima della crisi della Juventus, non viene risparmiato dalle critiche amare dei giornalisti. Ora ci si chiede, è mai possibile che Ferrara, Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Del Piero, ecc., siano diventati all’improvviso dei brocchi dopo esser stati definiti fenomeni dagli stessi giornalisti che oggi li stanno affondando con articoli e commenti senza risparmi di colpi?
A parere di chi scrive occorre soltanto maggiore equilibrio e serenità d’animo da parte di tutti: calciatori, arbitri, dirigenti, tifosi e giornalisti. È inutile stupirsi dei cori contro Balotelli, Dida, ma anche contro Lucarelli, Totti, Materazzi, se poi gli addeti non riescono ad abbassare i toni e ad accettare più serenamente, ad esempio, le scelte degli arbitri che possono essere giuste ma anche sbagliate a causa di una errata interpretazione tecnica e non perchè ci sia lo zampino di questo o quell’altro padrone del calcio italiano.
Occorre soltanto non esasperare le diverse situazioni, positive o negative che siano. In Italia si esaltano troppo velocemente le vittorie e le giocate dei singoli calciatori, così come troppo velocemente la critica si inasprisce chiedendo la testa (nel senso sportivo del termine) dell’allenatore.
Ma qualcuno ha mai chiesto la testa di qualche dirigente o di qualche tifoso?
Purtroppo oggi nel mondo del calcio a causa degli enormi interessi economici-finanziarii in palio è più importante vincere che semplicemente partecipare. Tutti ci siamo dimenticati che il calcio è soltanto uno sport dove, invece, le sconfitte vengono sempre più spesso paragonate a dei veri e propri drammi umani. Dramma è lo stupro di una donna, la disoccupazione, la mafia, un terremoto, l’AIDS, la fame nel mondo, lo sfruttamento minorile, la prostituzione, la droga, ecc. Non può essere paragonato a questo il calcio, che forse è lo sport più bello del mondo.
Scopo dello sport è regalare sorrisi, momenti di svago proprio a quelle persone vittime dei veri drammi citati in precedenza.
Cominciamo ad insegnare ai nostri figli anche la cultura della sconfitta e il rispetto dell’avversario; solo così facendo si potrà rivalutare il calcio e tornare a viverlo come un gioco e un divertimento senza eguali al mondo.
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