Articolo scritto per ItalianBloggers.
Sconcertante l’ipocrisia che c’è, al giorno d’oggi, sulla concezione del rapporto uomo-cane.
C’è chi pensa che un cane addestrato per aiutare un disabile, o per svolgere mansioni quali la ricerca dei tartufi, della droga o a salvare delle vite umane, sia un animale che soffre, sfruttato e bistrattato.
Non si pensa che, invece, spesso i maltrattamenti sono ben altri e sono nascosti tra le mura domestiche, dietro ad apparenti famiglie normali.
Erroneamente le persone, immaginando un cane-guida per ciechi accovacciato sotto il tavolo del proprio conduttore fino a che quest’ultimo non finisce il turno di lavoro, pensano ad un animale sfruttato, tenuto senza cibo per 8 ore, non gli viene consentito di uscire a sporcare…nulla di più falso, nel senso che tra conduttore e cane, in questo caso, si crea un rapporto di simbiosi nel senso che quando il conduttore lavora, il cane sta fermo, quando il padrone va in pausa, porta “in pausa” anche il cane, soddisfacendo tutte le sue necessità fisiologiche. Sembra quasi, insomma, che il “cane da lavoro” sia uno schiavo: certo, ci saranno anche cani da lavoro maltrattati, ma per fortuna non è sempre così perché anzi, il cane che lavora meglio, è quello che viene trattato meglio. Ma, comunque, sempre tenendo in considerazione che è un animale.
Immaginiamo invece adesso il classico, stereotipato, cane di casa: d’inverno gli si mette addirittura il cappottino per proteggerlo dal freddo, i fiocchettini, lo si tiene a dormire perennemente sul letto e se possibile lo si nutre con la nostra stessa alimentazione, facendolo pure mangiare sul tavolo, volendo. Non è per generalizzare chiaramente, ma spesso i padroni di cani trattati così, si lamentano: il cane abbaia, il cane sta male, il cane “è depresso”…
Nessuno si pone il problema che il cane non è un umano, che ha bisogno dei suoi spazi e soprattutto di essere trattato da cane: per lui l’uomo è il capo branco e come tale si deve comportare: con la punizione quando necessita, e il rinforzo positivo: sempre chiaramente, senza estremizzare né dall’una né dall’altra parte.
Il cane ci dà tanto, in materia di fedeltà e affetto è vero, ma siamo noi i primi a dovergli far capire che lo meritiamo; loro non hanno la razionalità, si basano solo sull’istinto e, se per loro istintivamente non siamo dei capi branco, potremmo fare tutto quello che vogliamo per provare a dominarli, ma loro avranno sempre e comunque la meglio: l’obbedienza, se la vogliamo, ce la dobbiamo guadagnare, proprio perché non è schiavitù, ma rispetto.
In America, addirittura, è purtroppo molto diffusa una terribile pratica: i cani vengono sottoposti all’asportazione delle corde vocali, perché così facendo non abbaiano e non danno noia ai vicini di casa; anziché una cultura di rispetto ed educazione verso l’accettazione dell’animale, anziché incentivare gli addestratori e gli etologi, per far sì che chi vuole prendere un cane possa saper comportarsi in modo consono con lui, si preferisce permettere a persone nemmeno degne di questo nome, di poter prendere un cane come fosse un giocattolo e “modificarlo” a seconda delle proprie esigenze; per fortuna c’è chi si sta ribellando a tutto questo, ma la strada è ancora lunga.
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