Argomenti che infiammano la polemica tra chi sostiene l’”Ordine dei Giornalisti “e chi ne vorrebbe l’abolizione.
La Costituzione italiana (art.21) consentirebbe a ciascun individuo la libertà di manifestare il proprio pensiero e di diffonderlo con qualsiasi mezzo anche senza la tanto dibattuta iscrizione all’Ordine dei giornalisti, necessaria per esercitarne la professione.
L’Ordine, nato nel periodo fascista, venne ritenuto dalla Corte Costituzionale, strumento di sorveglianza e garanzia contro eventuali faziosità anche se tale orientamento diverge dalla libera opinione di chi sostiene che l’esistenza stessa di un apparato di controllo rappresenta un condizionamento espressivo per la categoria giornalistica.
Gli iscritti che a detta del medesimo organo censore, trasgrediscano norme deontologiche, di decoro, dignità professionale o che compromettano il buon nome dell’Ordine possono incorrere in motivate sanzioni disciplinari quali avvertimento, censura, sospensione o radiazione dall’Albo.
Ma è così anche all’estero? Che diffusione hanno gli organi di controllo e censura della stampa fuori dall’Italia?
Generalmente in Europa come anche negli USA, massima espressione di libertà da condizionamenti per i giornalisti, non esiste nessun albo o organo censore, solo norme etiche e deontologiche, leggi e eventuali obblighi formativi nel campo della comunicazione o giornalismo.
L’Italia è come una “mosca bianca“: nella quasi totalità dei paesi occidentali l’organo di vigilanza e censura sulla stampa non esiste ma da noi, in questo paese ugualmente libero e democratico, è presente ancora e per potere esercitare la professione di giornalista è necessaria l’iscrizione all’ordine conseguibile superando un apposito esame.
Chi esagera? Noi, perseguendo l’anacronistico Ordine, limitativo di quella libertà espressiva che invece la nostra Costituzione garantisce a tutti…o forse tutti gli altri paesi”anarchici”, in cui ciascuno può con qualsiasi mezzo esprimere senza censure o controlli il proprio pensiero e dove l’esercizio della professione giornalistica non è subordinato ad alcuna appartenenza corporativa?
FONTI governo.it; difesadellinformazione.com; infocity.go.it;
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