Quali sono le “regole del gioco” delle energie rinnovabili? Orientarsi tra fotovoltaico, eolico, biomasse, e il più tradizionale idroelettrico, le loro norme, incentivi e vincoli dell’Unione europea non è certamente facile. Può diventare un rompicapo? Quasi. E’ proprio per questo che a tre neolaureati sardi, a conclusione di un master nell’ambito del progetto T.E.R.S.O (Talenti, Energia, Ricerca, Sviluppo, Organizzazione), che ha avuto AREA Science Park Trieste tra i partner principali, è venuta l’idea di creare un gioco da tavolo con al centro le rinnovabili. Lo hanno chiamato e come per il tradizionale Monopoli e il più recente Risiko, è dotato di un tabellone raffigurante l’Europa, su cui sono rappresentate cinque nazioni, pedine di diversa grandezza e forma, carte della Rinnovità, della Ricerca, delle Domande, cartoncini dei Certificati Verdi, banconote degli Ecoins e un dado a dodici facce. Destinato ad un pubblico con un’età dai 14 anni in su, il gioco è incentrato sulle sfide energetiche di oggi e del prossimo futuro.
Ogni giocatore rappresenta una nazione, con una domanda di energia e un budget a disposizione. L’obiettivo è sostituire gradualmente l’energia ottenuta da fonti fossili con quella prodotta da fonti rinnovabili stando sempre attenti a rispettare i vincoli e le condizioni dettate dall’Unione europea. Vince il primo giocatore capace di soddisfare il totale del proprio fabbisogno energetico con energia verde.
A leggere il regolamento di Energy Empire, non si tratta esattamente di un gioco da ragazzi (sono necessari complicati calcoli in cui può comparire anche il PIL del paese in gioco). Nato come strumento divulgativo sulle energie rinnovabili, con l’obiettivo “di uscire dai canoni della comunicazione scientifica per raggiungere un pubblico più vasto”, non è quindi soltanto un gioco. Peccato però che non la dica tutta e cioè che nella realtà non è possibile sostituire tutte le fonti fossili con le rinnovabili per garantire il fabbisogno di energia di una paese industrializzato. Alla fine insomma, non potrebbe esserci alcun vincitore, a meno di non considerare il nucleare come fonte compatibile e quindi sommarla alle rinnovabili nei paesi dove già c’è (Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania), o inserire il nucleare dove ancora non c’è (Italia). Ma forse ai tre appassionati ambientalisti sardi, sarebbe chiedere troppo
