Nei tempi antichi lo facevano tutti. E oggi lo si può fare ancora, e senza essere maestri d’ascia! Da appassionato di vela ho sempre sognato di avere una barca mia, per poter fare delle gite sul lago senza spendere un patrimonio, ma soprattutto per poter finalmente sentirmi libero. Un giorno di pioggia invernale mentre guardavo sognando annunci di barche usate, ho avuto la balzana idea di scrivere su Google le parole “costruirsi barca a vela”.
Mi si è aperto un mondo che davvero non conoscevo. Non un grande mondo, decisamente un micromondo, ma davvero allettante e decisamente agguerrito e dinamico.
Ho approfondito la lettura e ho scoperto molte cose interessanti, per esempio che costruirsi la barca è cosa molto più comune all’estero, dove i connotati di chi la possiete non la caratterizzano come un bene di lusso, e per esempio che se si è armati di santa pazienza e di olio di gomito è possibile costruirsene una.
Sì avete capito bene: COSTUIRSI DA SOLI UNA BARCA!
I siti in Italia che aiutano ad addentrarsi in questo mondo sono:
A questo punto ho cominciato a leggere forsennatamente e ho capito una cosa: si può fare! Servono voglia e manualità, qualche soldino, ma molti meno del comprarla nuova, e soprattutto, cosa che a me ancora manca vivendo in appartamento, un luogo.
Personalmente mi sono innamorato per la sua praticità del modello Argie 15 pubblicizzato dalla Nautikit. Costa poco meno di 1000 Euro, compresi tutti i pezzi pretagliati, e va poi assemblato, quindi aggiungendo le colle e le vernici diventeranno quasi 2000 Euro, ma si ha l’emozione di avere una barca in legno, con i colori e le finiture che si vogliono. E poi diventa una creatura nata dalle proprie mani.
Le tecniche di assemblaggio, sia di barche piccole come le derive, sia di barche ben più grandi come 20 piedi o anche più sono essenzialmente due: il metodo stitch & glue (anche detto cuci e incolla), e il radius chine.
Il primo si usa generalmente per barche di modesta grandezza, è più semplice, e consiste nel mettere in forma lo scafo cucendo le varie parti, che in genere sono di compensato marino, con fil di ferro e poi incollando il tutto con la resistentissima resina epossidica, ed infine verniciando anche lo scafo con resina epossidica in modo da dare estrema robustezza all’insieme. Qualche volta si usano inserti di tessuto di vetroresina, magari in parti chiave, per irrobustire e in ogni caso imbevuti nella colla epossidica.
Il secondo invece consiste nel dare la forma allo scafo piegando le varie parti di compensato su una serie di centine e traverse già disposte. Metodo più complicato e decisamente fuori dalla mia portata, su cui non mi sono informato abbastanza.
Inoltre c’è da precisare alcune cose ancora: nessuno vi impedisce di crearvi un vostro progetto da soli, e ci sono programmi appositi, come per esempio Sailcut, che vi permettono poi di disegnarvi in CAD lo sviluppo delle sagome dei pannelli. Si apre poi un secondo problema, per la vela almeno, che è quella del disegno delle vele. Qui ci vuole pratica, leggere qualche buon testo, e molti molti forum sui quali, sempre con Sailcut in genere, vi spiegano come fare i tagli giusti e prendere una forma adeguata.
Beh, per ora purtroppo mi rimane un sogno, ma conto di farlo appena potrò avere un po’di posto, un garage mio oppure un giardino, ma questo agguerritissimo mondo di marinai autocostruttori ha riacceso in me un sogno che consideravo spento.
Pro:
- costa meno (non si paga la manodopera)
- non ci sono iscrizioni al RID da fare o assicurazioni (niente carte e soldi)
- vantaggio di conoscere l’imbarcazione in ogni sua parte
- personalizzazione massima dell’allestimento
- barca in legno
- possibilità di cambiare qualche parte in seguito
Contro:
- ci vuole tempo
- ci vogliono comunque soldi
- ci vuole un posto per poterci lavorare per qualche mese almeno
- ci vuole manualità
- ci vuole costanza
- bisogna far stazzare la barca per le regate
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