Registro Italiano in Internet: l’inganno continua

Registro in internet: ancora danniNon è bastata una multa di poco inferiore ai 40 mila euro a fermare l’attività truffaldina del fantomatico Registro Italiano in Internet, nome di ‘pura fantasia’ per indicare un database contenente i dati di migliaia di aziende, ma sostanzialmente inutile e soprattutto molto salato.

Numerose lettere di “aggiornamento dati” sono state recapitate in queste ultime settimane ad aziende in possesso di un sito internet, inviate da una società tedesca ‘tristemente’ nota per i suoi metodi truffaldini, e già denunciata numerose volte dall’Autorità per le Comunicazioni.

La vicenda prende il via nel 2005, quando per la prima volta a numerose aziende italiane viene recapitata una lettera con richiesta di conferma di dati (alcuni dei quali sapientemente riportati con inesattezze in taluni dettagli). Numerose persone, credendo ad un semplice aggiornamento e soprattutto non leggendo le clausole contrattuali sottostanti la firma “legalmente vincolante” da apporre, firmano ed rispondono alla prima lettera utilizzando l’apposita busta preaffrancata.

In quelle clausole però si cela l’inganno. Infatti, a legger bene tra le righe si scopre come l’apposizione di timbro e firma vincolante facciano nascere un rapporto di collaborazione tale per cui l’ignaro sottoscrittore si vedrà recapitare nel giro di poche settimane una salatissima fattura della cifra di 958,00 €.

Un esempio di lettera del Registro Italiano in InternetUn salasso che spiazza i titolari delle aziende che, ignari, firmarono quella lettera all’apparenza innocua. Una truffa nel pieno stile dei pacchi napoletani, anche alla luce del fatto che per gli utenti poco esperti e pratici del web il Registro Italiano in Internet poteva facilmente essere scambiato con la ben più seria (e soprattutto legale) Registration Authority Italiana (il Nic).

Lo spiraglio per chi ha firmato, dopo l’intervento dell’Antitrust e della magistratura (che ha aperto un fascicolo per indagare sui responsabili), potrebbe essere l’assistenza di un legale. I recenti pareri espressi anche dal Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti della società tedesca Deutscher Adressdienst GmbH potrebbero profilare il contratto come nullo in quanto viziato dal presupposto di pubblicità ingannevole. Un passo in avanti, nonostante chi inconsapevolmente ha sottoscritto questo ‘contratto’ si ritrovi a ricevere numerosi solleciti di pagamento da parte dei tedeschi.

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