Scempio quotidiano tra l’antro della Sibilla e la porta degl’inferi.

Spaventa l’associazione di pensiero tra  bellezza e abbandono,incuria e  finezza tra il bene ed il male,che questa terra trasuda.In questi giorni che accompagnano i festeggiamenti per i sopravvissuti del lavoro,festa del 1°Maggio,mi sono recato presso i Campi Flegrei,vasta area di origine vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli.

Luoghi tra i più belli del mondo,non a caso scelti anche dai Romani come zone di villeggiatura per affrancarsi dalle tensioni accumulate con la vita cittadina,ad altissimo impatto visivo;scoscesi frontali ricchissimi di vegetazione ,memorie di vulcani antichissimi,che degradano dolcemente sul litorale Domizio e si aprono verso un golfo e un mare color del cielo.

Terra bellissima ma amaramente abbandonata a se stessa,dove l’incuria dello stato s’accompagna a braccetto,con il malaffare e l’indifferenza della popolazione locale,persa senza rimorsi nelle vane illusioni mascherate da sogni.

Questa è terra di profonde ipocrisie senza le quali non si avrebbe un’identità,terra che rappresenta se stessa attraverso piccoli drammi personali,attraverso il paradigma del: “s’adda campà”tipica espressione partenopea e significa che tutti,in un modo o nell’altro debbono perentoriamente vivere.

Terra che rinnega se stessa attraverso l’odio per coloro che la difendono,spiegandone i meccanismi,rappresentandone la crudeltà,cercando una strada attraverso il buio dei giorni,attraversando la paura carichi di speranza e meraviglia.

Incrociando queste strade,ho riscoperto  un amata terra,forse anche me stesso,perso come tutti rincorrendo falsi miti e falsi dei.

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