Le intolleranze alimentari.

Le intolleranze alimentari sono delle reazioni insolite al cibo, caratterizzate dalla comparsa di disturbi di vario tipo, non molto gravi, ma spesso associati a sovrappeso e obesità.

Le intolleranze alimentari possono essere:

  • enzimatiche: sono caratterizzate dall’incapacità di metabolizzare alcuni principi nutritivi a causa della mancanza di un enzima specifico;
  • farmacologiche: si presentano nei soggetti che hanno una particolare reattività verso determinate molecole presenti nei cibi (ad esempio, le amine vasoattive);
  • da additivi: compaiono per reazione nei confronti degli addittivi aggiungi agli alimenti.

Ogni intolleranza genera sintomi ben percepibili e si combatte solo eliminando dalla dieta i cibi sospetti, depurando l’organismo.

Intolleranza o allergia?

Si fa spesso confusione tra intolleranza e allergia alimentare; in realtà, questi distubi presentano sintomi molto differenti.

Si tratta di intolleranza se hai sintomi fisici vaghi, a distanza di ore o giorni dall’ingestione di determinati alimenti. I disturbi accusati (compreso l’aumento di peso) tendono a peggiorare con l’aumento della quantità degli alimenti ingeriti e non sono dovuti a fattori immunitari, ma a meccanismi di ipersensibilizzazione dell’intestino.

Si tratta di allergia se lo stato di malessere è intenso già dopo pochi minuti dal consumo dell’alimento e la sua gravità non dipende dalla quantità ingerita. Tali disturbi si presentano per ragioni di carattere immunitario.

Perchè le intolleranze fanno ingrassare?

Nell’organismo le intolleranze alimentari provocano una reazione infiammatoria cronica caratterizzata dalla produzione di sostanze che acidificano i tessuti e il sangue, rallentando il metabolismo e favorendo l’aumento di peso. Inoltre, le intolleranze ostacolano l’attività dell’insulina, provocando una sensazione di fame perenne.

1. L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO

Il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte; i latticini che ne hanno in quantità maggiori sono il latte vaccino, i formaggi freschi e la ricotta.

Il lattosio prima di essere assorbito dall’organismo deve essere scomposto in glucosio e galattosio: per fare ciò, è necessario un enzima (lattasi) che in alcuni soggetti è carente. Se non vengono prodotte quantità sufficienti di lattasi, una parte del lattosio non vine digerita e quando la quantità di lattosio introdotta con l’alimentazione supera il “livello soglia” si presentano disturbi intestinali (fermentazione, stitichezza, pancia gonfia, sovrappeso e abbassamento delle difese immunitarie). Le tossine non adeguatamente eliminate appesantiscono la parte bassa del corpo.

Come combattere l’intolleranza al lattosio

Se l’intolleranza è lieve, possono essere sufficienti delle piccole modifiche alla dieta: per 4 settimane evita di consumare tutti i giorni il latte e i suoi derivati. Trascorso questo periodo, occorre rivalutare la situazione e, se necessario, ridurre ulteriormente i cibi sospettati.

Se l’intolleranza è grave, bisogna fare attenzione anche ai derivati del latte utilizzati come additivi e presenti i molti cibi pronti; è necessario, quindi, leggere bene le etichette.

Il latte d’asina e i latti vegetali (soia, riso, mandorle, avena) sono altamente nutrienti e non scatenano disturbi tipici da intolleranza.

2. L’INTOLLERANZA ALLE AMINE VASOATTIVE

Le amine vasoattive sono sostanze presenti in alcuni alimenti, rappresentate dall’istamina (presente in pesci conservati, crostacei, formaggi fermenti, frutta secca, lievito di  birra, cioccolato, insaccati, dadi da brodo, bevande fermentate, legumi, pomodori, fragole), dalla tiramina (presente in formaggi, aringhe, salsiccia, salame, caviale, spinaci, cavolo, cavolfiore, pomodori) e dalla finiletilamina (presente nei cibi fermentati, nei vini rossi e nel cioccolato).

Quest’intolleranza provoca disturbi gastro-intestinali e aumento del peso.

Come combattere l’intolleranza alle Amine Vasoattive

Leggere bene le etichette degli alimenti in questo caso non basta. La presenza di queste sostanze, infatti, non viene indicata in quanto non si tratta di additivi. L’unica soluzione è, quindi, consumare gli alimenti sospetti in giorni alterni per 4 settimane. Trascorso questo periodo, in base all’andamento dello stato di malessere, si decide se aumentare o ridurre i giorni in cui i cibi non tollerati sono stati esclusi. Con questi consigli avrai anche effetti di rassodamento e combatterai la cellulite.

3. L’INTOLLERANZA DA ADDITIVI

Le intolleranze da additivi più frequenti sono quelle dovute a conservanti, antiossidanti e addensanti, presenti soprattutto in brioche confezionate, prodotti in scatola o sottovuoto con lunga scadenza.

I disturbi che possono far pensare a questo tipo di intolleranza sono sintomi respiratori (asma, rinite, sinusite, tosse, russamento…), cutanei (orticaria, eczema, prurito, bruciori alla pelle) e squilibri del peso corporeo.

Come combattere l’intolleranza da Addittivi

Anche in questo caso, il problema si può combattere evitando di consumare per 4 giorni alla settimana alimenti contenenti additivi. Di grande aiuto è leggere le etichette: gli additivi, infatti, sono indicati per legge con la lettera “E” seguita da un numero che identifica la molecola.

Seguendo questi accorgimenti, tonifichi i tessuti ed eviti i cadimenti cutanei.

4. L’INTOLLERANZA AL GLUTINE

Il glutine è una proteina del frumento responsabile di molti disturbi, primo tra tutti il gonfiore addominale. L’intolleranza al glutine determina un aumento dei picchi di insulina e glucosio nel sangue, con tendenza al sovrappeso  e al diabete; inoltre, essa genera la sensazione di fame poco dopo aver finito di mangiare e provoca spasmi addominali dolorosi e colite.

Come combattere l’intolleranza al Glutine

Se l’intolleranza è lieve, basta ridurre il consumo di alimenti prodotti con farine bianche e di cereali raffinati, sostituendoli con cereali e alimenti prodotti con farine integrali. Bisogna anche leggere bene le etichette per ridurre il consumo di frumento, presente in numerosi piatti pronti.

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