San Marino in bancarotta così com’è già capitato all’Islanda nell’ottobre del 2008? Negli ultimi mesi le voci su un possibile default della più antica Repubblica del mondo si sono susseguite da più parti, specialmente da alcuni organi di informazione nazionale Italiani eppure, da parte del Governo Sammarinese si sono susseguite e continuano a susseguirsi smentite su smentite. Ad onor del vero però va riconosciuto come i rapporti tra Italia e San Marino non siano propriamente idilliaci, con il Governo della piccola ed antica Repubblica che parrebbe intenzionato ad aprire un dialogo con quello italiano.
Le basi dell’economia messe a dura prova. In effetti, considerando che l’economia sammarinese si basa principalmente sull’intermediazione finanziaria e l’attività bancaria in generale, è facile intuire come la crisi mondiale abbia gettato un enorme masso in un lago che a prima vista sembrava avere acque piuttosto tranquille, fino a far arrivare alcuni organi di stampa italiani a vociferare di una possibile mancanza di liquidità da parte dello Stato persino per il pagamento degli stipendi ai dipendenti pubblici.
Lo spauracchio black-list. Un primo, significativo e duro colpo per la piccola Repubblica arriva verso la fine di aprile, quando il governo Italiano con il decreto-incentivi lo inserisce nella famigerata black-list dei paesi non collaborativi in materia di trasparenza fiscale. Una scelta che non fa felice i funzionari sammarinesi, intenti nel preparare una riforma per evitare di finire nel libro nero dei paesi non virtuosi.
Le difficoltà delle imprese. Se nel passato, quindi, molte imprese italiane spostavano la loro sede in cima al Titano per una più vantaggiosa defiscalizzazione ora, paradossalmente, comincia a verificarsi il fenomeno opposto. Infatti, per una azienda italiana che intrattiene rapporti con un fornitore o cliente sammarinese, gli adempimenti fiscali ed il rischio di attirare l’attenzione delle Fiamme Gialle italiane aumenta in modo esponenziale. E’ il caso di Karnak, che ha aperto una filiale marketing a Rimini e, notizia di questi giorni, della compagnia Passepartout, che realizza software per studi professionali e che sposterà la propria sede in Italia per favorire i propri clienti.
“L’assedio” della Guardia di Finanza. Come non bastasse, negli ultimi mesi lo Stato italiano ha anche adottato altre misure che hanno sostanzialmente cominciato a far scricchiolare il sistema-San Marino. Da molto tempo infatti l’ingresso alla Repubblica del monte Titano viene presidiato da pattuglie della Guardia di Finanza che effettuano costanti controlli in entrata ed in uscita da San Marino. L’obiettivo è cercare e stroncare sul nascere qualsiasi traffico illecito possa generarsi tra il piccolo Stato e l’Italia.
Cinque miliardi via con lo scudo. Una ulteriore stoccata alla, finora presunta, instabilità sammarinese sarebbe infine arrivata dallo scudo fiscale approvato dal Governo italiano nel corso dell’estate del 2009 e grazie al quale dal piccolo Stato sarebbero fuoriusciti ben cinque miliardi di euro. Tutti soldi questi che avrebbero ulteriormente aggravato la crisi del sistema finanziario della piccola Repubblica.
La difesa di San Marino. Ma se da una parte (principalmente quella italiana) si continua a speculare sulla presunta situazione dei conti sammarinesi dall’altra è da registrare come il governo del piccolo Stato si sia costantemente difeso da questi attacchi e da alcune presunte illazioni giornalistiche.
“Stiamo lavorando per adeguarci agli standard internazionali”, ha detto il segretario di Stato agli esteri della Repubblica di San Marino nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma martedì. “Lo scopo di questa conferenza è informare i giornalisti italiani e stranieri degli sforzi che sta compiendo la nostra Repubblica per salvaguardare la propria dignità. Le nostre iniziative – ha poi continuato – hanno trovato l’apprezzamento dei giornalisti presenti e dei nostri mass-media”.
Dispiacere per le voci e le mancate reazioni da parte della stampa. La segretaria Mularoni si è poi detta “dispiaciuta” per i tanti “dati inesatti ed a volte addirittura inventati che stanno gettando ombre sullo Stato di San Marino”. Allo stesso tempo però ha bacchettato i media della Repubblica, rei di non aver “reagito per difendere in modo adeguato l’onorabilità di un Paese con 17 secoli di storia”.
Manovra per contenere le spese. Che la situazione per San Marino non sia comunque troppo frizzante lo si capisce dalle parole con cui il Governo ha presentato la prossima manovra finanziaria: una manovra che conterrà tagli alle spese e all’insegna del rigore. “Dovremo mettere mano alla spesa pubblica e non solo – ha precisato la Mularoni -, anche se comunque stiamo molto meglio rispetto ad altre realtà”.
Nessun rischio per gli stipendi. La Mularoni ha poi concluso rassicurando tutte quelle persone che sentivano i loro salari a rischio, ed in particolare i dipendenti pubblici del piccolo Stato. “Abbiamo approntato una manovra finanziaria che dovrà per forza contenere dei tagli alle spese – ha detto ricordando comunque che San Marino è uno dei pochi stati a non avere debito pubblico -, ma gli stipendi degli statali non sono a rischio così come invece è stato riportato da alcuni organi di informazione in modo totalmente fasullo”.
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