L’atroce caldo di queste notti partenopee, non concilia il sonno,in cerca di una nenia,la voce sporca e dolce di Rino Gaetano infiamma la fantasia,accompagnando ironicamente e con intelligenza,attraverso i sogni.Il prossimo 2 Giugno,ricorrerà il trentennale della m0rte di Rino e a meno di una anno da questa simbolica data;le parole e il pensieri che questo cantautore lascia,si riscoprono particolarmente attuali,chiari.
Salvatore Antonio Gaetano,poi Rino ,vezzeggiativo che usava la sorellina Anna Gaetano,alla quale si deve il merito sia della diffusione dell’opera artistica del fratello,che in parte era costituito da tracce inedite ,registrazioni private ,sia della strenua difesa fatta contro la gogna mediatica che negli anni ha accompagnato il nome di questo grande interprete della musica Italiana.
Morto trentenne ,sono passati trentanni dalla morte, coincidenza che sottolinea il peso di quest’assenza.Quello che manca,come cantano anche i Baustelle,in una canzone ensemble con la Golino,è un determinato modo di interpretare e fare la musica,un modo in cui Rino Gaetano era maestro.
La libertà morale e artistica di una sincera ricerca ,che sfocia in capolavori come Aida;praticamente un compendio di storia contemporanea italiana , L’operaio della Fiat uno sguardo acuto sul proletariato italiano e sulla dimensione della fabbrica oppure i ritmi Caraibici di Nu te reggae cchiù,metà sfogo personale,contro la borghesia,metà riflessione amara.
Le canzoni da citare sarebbero tantissime ,poiché lo sguardo di Rino ,curioso e atroce allo stesso tempo,carico di poetica si sofferma su di un’infinità di argomenti e temi,alla quale non bastano poche righe sconnesse per essere sviscerate.
Rimane la verità ,oltre l’assenza e l’incomprensione,di tutte le parole; la grandezza dell’analisi quasi antropologica incentrata sui sentimenti provocati dallo scorrere della vita.Rimangono figure mitologiche come,Agapito Malteni,Capofortuna,la miriade di figure femminili,che accompagneranno sempre la musica dell’autore.
Manca il sarcasmo e la forza di prendersi poco sul serio,la serietà della realtà e i tanti enigmi disseminati nei testi ,come tesori in attesa di avventurieri coraggiosi.Rimane la figura claunesca,sospesa tra memoria e sogno,saltimbanco senza tempo.
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