La grande Brera nasce, anche se solo sulla carta, stretta nella morsa dell’esultanza di Governo e giunta Comunale da una parte, e lo scontento di studenti, ex studenti ed artisti dall’altra.
Una grande opera ed un progetto grandioso, per separare definitivamente l’accademia di Brera e la pinacoteca ad essa annessa, con lo scopo dichiarato di “far diventare l’accademia di Brera il Louvre Italiano” nel tentativo di accogliere un milione di visitatori contro ai 300mila attuali, e con lo scopo celato di creare una fondazione mista tra pubblico e privato per cercare fondi e scaricare spese che altrimenti spetterebbero alla pubblica amministrazione.
Nello storico quartiere artistico di Milano, fiore all’occhiello della cultura in una metropoli europea, resterà quasi solo la pinacoteca, tutte le aule ed i laboratori ad uso degli studenti diventeranno sale espositive nelle quali l’immenso patrimonio della pinacoteca potrà trovare casa, mentre gli studenti dovranno spostarsi in zona Pagano “ospiti” di una caserma militare in via Mascheroni, ad eccezione di alcuni corsi che continueranno a svolgersi in quella che pggi chiamiamo Brera, vicino all’orto botanico.
Gli spazi da affidare all’Accademia sono cresciuti negli anni, gli artisti hanno strappato ai militari altro suolo, aggiudicandosi i giardini ed i vecchi forni della caserma, arrivando a disporre di 20mila metri quadrati da adibire a scuola in zona militarizzata, ed ottenendo anche la creazione di un terzo polo decentrato, ad Arcore, dove nelle stalle di villa Borromeo potrebbero trovare posto i 150 del corso di restauro. (Chissà che il trasferimento possa trasformarsi in una possibilità di ristrutturare villa Borromeo ormai in rovina!)
Ma il progetto, che vuole anche “abbellire” Palazzo Brera con camminamenti ed orpelli giudicati di dubbia utilità degli attuali ospiti della struttura, è solo sulla carta, i soldi necessari (un totale di 84 milioni di euro), neanche a dirlo non ci sono.
Mario Rasca, eletto commissario straordinario dal governo è sicuro di saperli reperire “è necessario cercare i soldi dei privati, come è stato fatto per Venaria Reale a Torino” e promette di inserire il progetto Brera tra quelli finanziati per le celebrazioni dei 150 anni di unita d’Italia, ottenendo così alcuni fondi dal Governo.
Il ministero però arranca e non naviga in buone acque. Il Miur ha già comunicato che non farà pervenire fondi a Brera, il ministero dell’istruzione non ha soldi ma insolvenze, così l’accademia e la pinacoteca non possono essere prioritarie.
E gli studenti? Gli studenti temono di veder sparire le prime aule già a settembre, senza aver per contro luoghi adatti allo studio ed hanno indetto una petizione ( http://firmiamo.it/notrasferimentoaccademia/firma ) on line, ed affezionati allo storico palazzo, all’atmosfera ed agli scorci di una Milano che non esiste più, se non in Brera, dichiarano con fervore, veemenza e rabbia di voler restare lì.
Una storia ed un progetto spacciati per conclusi, i lavori dovrebbero partire nel 2011 e concludersi per l’expo del 2015. Tuttavia questa telenovela a puntate iniziata 18 anni fa, sembra ben lontana da un epilogo.
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