Facebook? I social network? Un pericolo pubblico. Ci risiamo, verrebbe da dire, oppure uno scherzo, un’esagerazione. Invece no. Almeno questo è sembrato essere il messaggio lanciato da diversi telegiornali di questa sera (ma anche negli ultimi giorni), in particolare il TG5.
Un grido d’allarme ben preciso quello del telegiornale della seconda rete Mediaset, con tanto di poliziotto in divisa che ha avvertito tutti dalla grande pericolosità che rappresentano i social network per la collettività ed una temeraria giornalista che si è avventurata in quel pericolosissimo covo di assassini chiamato Facebook.
Eppure nei giorni scorsi ci avevano provato col caldo: un uomo che viene lasciato dalla fidanzata, e il solleone fa scattare la scintilla: l’uomo si arma, va ed uccide la causa delle proprie sofferenze. Ci avevano provato, ma per poco. Pochi giorni dopo infatti è arrivato lì, su un piatto d’argento il capro espiatorio giusto per imbastire una bella cronachetta densa di allarmismi per quello che, ora, sembra dover diventare il nuovo spauracchio di tutti: il social network.
Ed allora ecco che le frasi all’apparenza più innocue si moltiplicano e cercano di insinuare nella mente dei più l’inutilità, anzi la dannosità del mondo internettiano. “Si erano conosciuti su internet”, “chattavano da tempo”, “ultimamente passava molto tempo su facebook”, e chi più ne ha più ne metta. Quasi fosse Facebook la causa scatenante della (vergognosa ed imperdonabile) violenza sulle donne cui si sta assistendo oramai di giorno in giorno.

applicazione superwall per il social network facebook
Ma ad una prima attenta analisi di quello che i telegiornali sembrano voler far passare come causa scatenante della violenza di questi giorni la domanda viene spontanea: sarà poi tutto vero? Non sarà, invece, che ancora una volta è più comodo fermarsi a cercare il classico capro espiatorio e non, come sarebbe invece logico fare, provare ad andare al fondo del problema, trovarne la causa alle radici?
Eppure queste domande nei vari telegiornali nessuno se le è poste, forse per paura delle possibili risposte, difficile a dirsi. O forse perchè da parte di una televisione che sembra sempre più orientata a propinare programmi-sonnifero ed a cercare di limitare il più possibile il ragionamento dei propri ascoltatori fa più comodo dare soluzioni, risposte anche sbagliate, piuttosto che porre un problema, piuttosto che fare allarmismo, piuttosto che mettere un uomo in divisa che dice “attenti!! Il male è nascosto in internet”.
Eppure queste persone dimenticano che l’unica colpa che si potrebbe attribuire al web è quella di aver unito milioni di persone, di pensieri. Di aver in sostanza amplificato quello che ognuno aveva nel suo piccolo orticello. Dimenticano che internet, il pericoloso web, altro non è che l’unione di tanti piccoli orticelli come il loro. Non pensano, infine, che il problema nasce da quello che è all’interno di quei tanti orticelli e non, come invece è fin troppo facile fare, che la colpa è nascosta nel mezzo che, quegli orticelli, li ha uniti.
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