Cambogia, prima condanna al regime Khmer

Il “Compagno Duch” Kaing Guek Eav del regime di Pol Pot è stato condannato a 35 anni di prigione per crimini contro l’umanità e violazioni delle Convenzioni di Ginevra. Gli vengono imputate le torture e le esecuzioni di circa 15 mila prigionieri. Tra abbuoni e detenzione preventiva, dovrà scontare solo 19 anni. Così ha deciso la Corte Straordinaria cambogiana composta con l’aiuto dell’ONU.

È la prima sentenza contro il regime dei Khmer Rossi che governò dal 1975 al 1979 ed eliminò 2 milioni di cambogiani nel tentativo di una ricostruzione comunista del Paese dopo la guerra di liberazione. Un genocidio che cancellò un quarto della popolazione, tra cui gli intellettuali e i borghesi. Un massacro spesso tenuto sotto silenzio poiché il regime polpottista aveva l’appoggio della Cina e degli USA in chiave anti-Vietnam.

Il processo, trasmesso alla tv, ha avuto grande risonanza e una massiccia partecipazione popolare: più di 31 mila cittadini hanno assistito alle udienze. Il Compagno Duch, ex maestro, ha trasformato la scuola S-21 in un mattatoio dove torturava e fotografava le vittime prima di ucciderle brutalmente. I pochi sopravvissuti hanno espresso grande delusione per una condanna considerata troppo indulgente.

Il governo cambogiano ha preso la discussa decisione di processare per i crimini compiuti dal regime comunisti solo i massimi capi, lasciando liberi gli esecutori materiali. Le Nazioni Unite hanno accettato il compromesso, essendo questa l’unica via per fare luce su uno dei più gravi crimini contro l’umanità mai avvenuti.

Dopo il caso 001 di Kaing Guek Eav, saranno messi alla sbarra gli alti papaveri dei Khmer: l’ex Capo di Stato Khieu Samphan, il ministro degli Esteri Ieng Sary, il responsabile degli Affari Sociali Ieng Thirith e il misterioso dirigente del Partito conosciuto come Fratello Numero 2.

Fonte: asca.it

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