Berlusconi divorzia ufficialmente da Fini e dai suoi fedelissimi. Durante un’accorata conferenza stampa dopo l’ufficio di presidenza del PDL, il premier ha definitivamente messo i finiani alla porta.
Si è presentato un dissenso da parte di Fini e degli uomini a lui vicini nei confronti del governo, della maggioranza e del presidente del Consiglio. Io non ho mai risposto, anzi ho sempre smentito i virgolettati che mi hanno attribuito. Abbiamo tenuto un comportamento responsabile, visto il momento di crisi che viviamo. Dopo l’approvazione di una manovra assolutamente indispensabile che ci ha richiesto l’Europa, abbiamo ritenuto fosse arrivato il momento non più differibile di fare chiarezza sulla situazione nel partito. Non sono più disposto ad accettare il dissenso.
Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso. I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa, tanto più se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatre su trentasei membri dell’ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse più continuare in questa situazione. C’é stata un’altalena di numeri, ma non si poteva più restare in questa situazione. Governo a rischio? Non c’é nessun rischio. Ministri finiani? Questa decisione sarà assunta nella sede del governo ma per quanto mi riguarda non ho nessuna difficoltà a continuare una collaborazione con validi ministri.
I comportamenti di Fini sono incompatibili con i valori del Pdl e con i nostri elettori. Quindi viene meno la fiducia anche per il suo ruolo di garante come presidente della Camera. Non è più possibile questo clima che nei confronti del governo ci sia un atteggiamento di opposizione permanente.
Vogliono fare il gruppo? Facciano quello che vogliono, sono fuori dal partito.
Domani è attesa la conferenza stampa di Fini che chiarirà la sua posizione. Pare che almeno trenta parlamentari abbiano firmato le dimissioni dal PDL, da presentare a seconda della mossa del Presidente della Camera.
Probabile che i finiani fondino un gruppo autonomo che contratterà il suo appoggio a seconda del provvedimento in esame.
Difficile valutare se la portata della fronda metta a repentaglio il governo. C’è chi parla di 35 finiani alla Camera e tra i 12 e i 14 al Senato, numeri che metterebbero a rischio l’esecutivo nel caso di provvedimenti non approvati.
Fini ha subito allontanato l’ipotesi dimissioni poiché il suo ruolo non è nella disponibilità della Presidenza del Consiglio.
Fonte: ansa.it
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