In un futuro non troppo lontano potremmo assistere ad un clamoroso sciopero delle Cheerleaders? Al momento pare solo un’ipotesi remota, ma oltreoceano la sentenza di un Giudice Federale del Connecticut sta facendo discutere sportivi e appassionati. Che lo sport in America sia considerato parte integrante dell’educazione scolastica è ben risaputo così come, altrettanto, i successi sportivi del Paese a stelle e strisce confermano la grande attenzione con cui i ragazzi vengono indirizzati verso le discipline sportive.
Ma per quale motivo un giudice federale avrebbe dovuto occuparsi di Cheerleaders? La questione parte da lontano e più precisamente dal marzo del 2009, quando la Quinnipiac University decise di eliminare una squadra di volley femminile per motivi di budget, rimpiazzandola con una meno onerosa formazione di cheerleader.
Una decisione che fa scattare la protesta delle atlete, che non ci stanno e si rivolgono alla corte federale forti anche del titolo IX della legge Federale del 1972, una sorta di norma “pari opportunità” tra uomini e donne.
Così si arriva in tribunale con, da una parte, la posizione della Quinnipiac University che sostiene come l’eliminare una squadra di volley sostituendola con una di cheerleader non finirebbe col violare il titolo IX, dall’altra invece molti giocatori della squadra di volley capitanati dal loro allenatore, sul piede di guerra dopo esser stati “tagliati” per motivi economici.
A cercare di risolvere l’intricata situazione il Giudice Federale Stefan Underhill che dopo una settimana di ‘processo’ ha emesso una sentenza controversa: da un lato ha sottolineato come l’attività di cheerleading sia ancora “troppo poco organizzata per poter essere considerata un vero e proprio sport” e, dall’altro, ha accolto gli esposti dei giocatori di volley, confermando che “con l’eliminazione della squadra di pallavolo la Quinnipiac University non rispetterebbe quanto dettato dal titolo IX”.
Una situazione che ha deluso l’Università Americana al punto da non voler rilasciare dichiarazioni nell’immediatezza della sentenza. A bocce ferme invece è stato il rappresentante della Quinnipiac Lynn Bushnell a confermare l’intenzione dell’Università di “continuare ad esercitare pressioni affinchè l’attività di cheerleading possa essere in futuro considerata uno sport a tutti gli effetti, coerentemente con i progetti della Quinnipiac di ampliare le opportunità femminili”.
Di diverso avviso invece l’American Civil Liberties Union of Connecticut, associazione che ha assistito le giocatrici di volley durante la causa. “La decisione di oggi sembra voler indicare che la Quinnipiac University voglia trascurare il principio di pari opportunità per le donne. Il giudice Unerhill ha confermato – proseguono in una nota -, come l’Università avesse riportato dei dati sovrastimati relativamente all’attività femminile, mentre quella maschile sarebbe stata sottostimata”.
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