Chi si aspettava una resa dei conti tra Berlusconi e Fini sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo, è destinato a dover pazientare ancora. Che i tempi non fossero maturi per il primo, serio, braccio di ferro tra il premier e il presidente della Camera, lo si era capito da subito. Le elezioni, in fin dei conti, potrebbero star bene a Berlusconi, che se si votasse subito potrebbe contare sul disorientamento dei finiani e sull’inesistenza del PD per ritornare a Palazzo Chigi e magari liberarsi pure dello scoglio di Fini, uno dei pochi che aveva saputo tenergli testa. Lo ha dichiarato lo stesso premier, a una cena pre-vacanze con i senatori Pdl: «Voglio andare avanti, ma al primo incidente si va al voto».
Ma di certo, per i motivi suddetti, le elezioni anticipate non sono un’alternativa che Fini e i suoi possono vedere di buon occhio. E allora c’è da credere che domani Fli si asterrà dalla sfiducia a Caliendo, che del resto ha avuto apprezzamenti in passato dagli stessi fedelissimi dell’ex leader di An, e che si galleggerà fino a ottobre, novembre, in attesa che il presidente della Camera concretizzi un accordo con l’ex rivale Casini, oggi leader indiscusso dell’Udc di Cesa. Non a caso il finiano Silvano Moffa ha dichiarato: “Incontreremo l’Udc per vedere se c’è una convergenza: un blocco di astensione è un’ipotesi possibile, con l’Udc e con altri”. Moffa ha anche ribadito che Fli non vuole mettere in discussione il governo. E ci mancherebbe altro. Forse è ancora presto.
Non è un caso, infine, che a premere per le elezioni sia solo chi spera di vincerle, o comunque di far crescere il proprio peso specifico, come l’Idv di Di Pietro. Chi vuole andare al voto, in genere, è chi pensa di potercela fare, ed è certo così in Italia.
Chi sa di non avere chance, evidentemente, è il PD. Che spinge per soluzioni alternative al voto. All’agenzia Adnkronos Pierluigi Bersani ha dichiarato di non essere preoccupato dall’attivismo del trio Fini-Casini-Rutelli. Intanto, ragiona il segretario del Pd, “stiamo all’oggi” e intende la mozione di sfiducia nei confronti di Giacomo Caliendo: “Ogni voto in dissonanza” dal governo “e’ un bene”, osserva. “Il resto – aggiunge – lo vedremo piu’ in la’”.
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