In questi giorni si fa gran parlare dell’affair monegasco dell’appartamento di AN. La casa era stato donata da una contessa sostenitrice di Alleanza Nazionale al partito. Essendo inabitabile e avendo alti costi di mantenimento, Fini decise di venderlo a un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato (300.000 euro) che comunque permetteva di togliere dal bilancio di AN quel fardello. Fu venduto a una società off-shore caraibica che lo ammodernò e lo rese abitabile. Successivamente fu affittato al cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. Fine dello scandalo.
È la solita questione evangelica: si guarda la pagliuzza nell’occhio dell’avversario, e si trascura la trave nel proprio. Già, perché le circostanze in cui Berlusconi ottenne le sue due ville più famose sono molto più fosche.
Partiamo dalla villa di Arcore, la residenza del premier. La villa San Martino apparteneva in principio alla famiglia Casati Stampa. Dopo un omicidio-suicidio del padre, della madre e dell’amante, la casa rimane in eredità alla giovane marchesa Annamaria Casati Stampa, rimasta orfana. Nella contesa ereditaria entro in gioco Cesare Previti, che assiste la famiglia della madre, e il senatore Giorgio Bergamasco, la controparte. I due sono tutori della marchesa. La ragazza si trasferisce in Brasile ed è oppressa dalle tasse da pagare sull’ingente somma acquisita. Per questo motivo, decide di vendere la villa di famiglia, affidando a Previti, che in futuro sarà avvocato tangentaro di Berlusconi, il compito di trovare un acquirente.
La villa è composta da 145 stanze, arredate con quadri e mobili di inestimabile valore. A Previti viene detto di mantenere gli arredi, la pinacoteca, la biblioteca e le circostanti proprietà, ma non sarà così. Nel 1974, Berlusconi subentra e la compra all’irrisoria cifra di 500 milioni di lire quando il valore effettivo, stimato nei documenti dell’eredità, era di un miliardo e 700 milioni, escluse le opere d’arte. Ma il futuro premier pian piano si accaparra tutto e paga la giovane marchesa a rate, man mano che il fisco bussa alla sua cassaforte. Nel 1980 viene depositato il rogito: Berlusconi è effettivo proprietario di tutta la villa, compreso il contenuto, sebbene viva lì già da 6 anni. Da immediatamente la nuova proprietà in garanzia a due banche e ne riceve in cambio un finanziamento di 8 miliari di lire, il probabile vero valore di tutto il ben di Dio, che quindi Berlusconi pagò sedici volte di meno.
Anche la villa La Certosa non è stata acquisita in circostanze chiarissime, come denuncia Emilio Pellicani. Flavio Carboni, il faccendiere che tirava le fila della Nuova P2, ora in carcere, l’11 luglio ha dichiarato: “Sono io che ho coperto la testa di Silvio Berlusconi. Sono che gli ho dato anche una delle case dove sta”. Il rogito ufficiale per l’acquisizione della reggia sarda parla di un miliardo e mezzo di lire, ma la questione è più complessa.
La villa apparteneva proprio a Flavio Carboni. A un certo punto, Carboni decide di farsi prestare una cifra ingente da Antongiulio Lo Prete e dal piduista Attilio Capra de Carré, con la garanzia delle quote della società che controlla la villa. Carboni non riesce però a saldare il debito. I due prestatori decidono di far rientrare l’investimento vendendo la villa a Berlusconi. Pellicani protesta e denuncia l’estorsione ai danni di Carboni. Ne scaturisce una causa civile contro Berlusconi, Lo Prete e Capra de Carré che si chiude con una transazione a soli 800 milioni perché Carboni aveva bisogno di soldi. La villa passa così di mano per la metà di quanto scritto nei documenti ufficiali.
Vicenda ancora più singolare quella del parco di 30 ettari. I terreni erano stati messi in vendita da una società in liquidazione: ne nasce un’asta molto particolare che “presenta aspetti critici o persino oscuri”. Tutti i concorrenti, tranne uno, sono uomini di Berlusconi e sono messi lì per evitare il gioco al rialzo. Viene vinta dalla società off shore Pan Europe Finance, guidata dal manager Fininvest Daniele Lorenzano che paga i terreni 7 euro a metro quadro. Li rivende poi all’immobiliare Idra di Berlusconi a 22. Molti milioni arrivano ai Caraibi e intanto il premier risparmia: gli appezzamenti sono valutati 50 euro al metro quadro.
Insomma, un gran bel giro per il buen retiro estivo del Cavaliere che in questi anni, a colpi di condoni edilizi, ha trasformato la casa coloniale di Carboni in una reggia da far invidia a Versailles. Basta citare qualche chicca della tenuta. Anfiteatro stile greco-romano per ascoltare Apicella, pizzeria napoletana privata, bungalow, una cascata, svariate piscine interne e scoperte, vasche per la talassoterapia con acqua marina, una casermetta, dependance, un camminamento a pelo d’acqua tra 2000 piante grasse, jacuzi decagonale, sauna in una stanza con pareti a specchi, statue in bronzo, un lago artificiale, una quercia secolare, un agrumeto e un bunker anti-nucleare. E infine una vera squisitezza: un vulcano artificiale per stupire gli amici.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
Approfondimenti...
Dopo aver finalmente visto le tante malefatte di Silvio Berlusconi, vorrei rendere onore a Veronica Lario. Veronica e tutti i giornalisti dell’area della...
Finalmente!Se si può e si potrà anche storicamente affermare. Alle h. 21:42 del 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni da...
Il mondo politico è in fibrillazione, sono le ultime ore di un governo che resterà nelle storia per aver portato l'Italia sul baratro del fallimento non solo...
Proprio cosi' avevamo Tre-monti ed oggi per la salvezza a questa Italia invece ne basta uno di Monti! Notizia dell'ultim'ora Mario Monti questa sera per 2 ore...
Ormai la cosa è certa non vi può essere più alcun dubbio, insomma gli ufo stanno tornando prepotentemente alla ribalta. Finora gli avvistamenti...

