Elezioni a dicembre?

Qualche giorno or sono il Presidente Napolitano, in maniera un pò piccata, aveva impartito una lezione di Diritto Costituzionale a tutti coloro che, noncuranti delle prerogative che la Costituzione attribuisce al Capo dello Stato, si erano lanciati ad ipotizzare la data delle prossime elezioni politiche, dando per scontato lo scioglimento delle Camere a seguito del contrasto che divide i “Finiani” dal resto della maggioranza PDL-Lega Nord.

La lezione è andata completamente a vuoto: ha soltanto ottenuto il risultato di aggiornare il calendario. Prima Bossi (il vero dominus del Governo) indicava le elezioni a novembre, adesso le ha spostate a dicembre (resta da definire se a Sant’Ambrogio o a Natale ma questo è un dettaglio trascurabile. In ogni caso, il panettone può attendere).

La vicenda lascia un pò perplessi.

Delle due, infatti, l’una: o i nostri uomini politici (quantomeno alcuni ma non pochi di essi) non conoscono la Costituzione Repubblicana, oppure la conoscono benissimo ma non esitano a piegarla alle proprie convenienze politiche.

Nel primo caso, basterebbe un rapido ripasso. Si scoprirebbe, così, che, in caso di una crisi di Governo,  il Capo dello Stato non ha l’obbligo di sciogliere le Camere ma, al contrario, ha il dovere di verificare se in Parlamento esiste la possibilità di costituire un’altra maggioranza. Soltanto se questa verifica fosse negativa, il Capo dello Stato (e lui soltanto) avrebbe il potere di sciogliere le Camere per portare il Paese a nuove elezioni.

Letture diverse della Costituzione sono completamente sbagliate. Se lo studente al primo anno di Giurisprudenza vi si avventurasse, sarebbe cacciato dall’esame con invito a presentarsi un’altra volta.

Ma è più probabile che ci troviamo di fronte alla seconda ipotesi: bene o male la Costituzione i nostri uomini politici la conoscono. Il problema è che la interpretano a proprio uso e consumo. Nella fattispecie, l’obiezione è nota: gli elettori nel 2008 hanno indicato chiaramente quale Governo  e quale Capo del Governo volevano e quindi andare adesso in Parlamento a cercare maggioranze diverse rispetto a quella indicata dagli elettori sarebbe come tradire la volontà popolare. Pertanto, in caso di crisi di Governo, l’unica soluzione è quella di andare a nuove elezioni.  La cosiddetta “Costituzione materiale”, cioè non scritta, dovrebbe prevalere sulla Costituzione in vigore.

L’obiezione, però, è debole.

Anzitutto fa specie vederla sostenuta anche da coloro (Lega Nord) che, nel 1994, con il famoso “ribaltone”, fecero cadere il primo governo Berlusconi e contribuirono a costituire in Parlamento una maggioranza diversa rispetto a quella scelta dagli elettori.

Inoltre si tratta di una tesi che cade subito di fronte al chiaro dettato della Costituzione secondo il quale i Parlamentari eletti non hanno vincolo di mandato, non sono cioè tenuti a rispettare la volontà politica del Partito a cui appartengono e nemmeno quella dell’elettore che li ha votati. Una norma forse aberrante (su questo in parte si può convenire) ma una norma che tuttora esiste e che, quindi, va osservata. Se ne rammarichino, piuttosto, coloro che non hanno potuto (o voluto) modificarla con la revisione della Costituzione.

Non c’è dubbio, pertanto, che, al di là di ogni considerazione di carattere politico, sia ineccepibile la posizione del Capo dello Stato, il quale giustamente richiama tutti quanti a rispettare quanto è previsto dalla nostra (mal scritta, obsoleta, criticabile ma ancora in vigore) Costituzione Repubblicana.

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