Il premio Nobel per la pace ed autentica eroina birmana Aung San Suu Kyi torna a tuonare contro il regime di Than Shwe alla vigilia delle elezioni. Il generale governa incontrastato il Myanmar da 20 anni, dopo il golpe che aveva cancellato l’elezione della stessa San Suu Kyi.
Si tratta della prima consultazione popolare da quando i militari sono al potere, ma sulle elezioni di novembre pesano gravi dubbi.
Innanzitutto, la San Suu Kyi, leader dell’opposizione, è agli arresti domiciliari, che scadono 15 giorni dopo il voto. Inoltre, una legge che si potrebbe definire ad personam, o meglio contra personam, vieta al premio di Nobel di candidarsi: tutti coloro arrestati per motivi politici non sono eleggibili.
Per questi motivi, la pasionara birmana, attraverso il suo avvocato Nyan Win, invita coloro che la sostengono a non votare. La Lega Nazionale Democratica, partito della San Suu Kyi, è stata sciolta dopo l’annuncio del boicottaggio, ma alcuni dissidenti si sono riuniti nella Forza Nazionale Democratica e pare correranno comunque.
Vita dura anche per gli altri partiti minori. Il 25 per cento dei seggi sarà in ogni caso attribuito ai militari che sembrano temere le 40 formazioni a loro avverse, per questo motivo niente slogan, inni, bandiere o marce per la strada.
Il regime vuole convincere l’opinione pubblica internazionale che le elezioni del 7 novembre saranno democratiche, me dei provvedimenti del genere non sono affatto un buon inizio.
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