Claudio Galiberti, in arte Bocia, leader indiscusso della tifoseria bergamasca, depone le armi.
Dopo ciò che hanno combinato gli Ultras dell’Atalanta alla festa della Lega non se l’è più sentita di andare avanti:
“Allo stadio ci sono cresciuto. Ho 42 anni e vado in curva da quando ne avevo 7. Ho scritto anche un libro sulla storia dell’amata curva atalantina. Ma basta, chiuso, stop. In 35 anni, girando tutta Italia in centinaia di trasferte, ne ho viste di tutti i colori. Ma assistere al lancio di bottiglie, bombe carte, sassi a una festa con donne e bambini, è troppo. Significa che non ci siamo più”.
Ma rivediamo un attimo ciò che è successo. Gli Ultras nerazzurri erano accorsi in massa alla festa della Lega per protestare contro Roberto Maroni per l’ormai celeberrima tessera del tifoso. Il ministro leghista, a quanto pare, era intenzionato a concedere anche ai tifosi diffidati l’odiatissima tessera. Ad un certo punto la protesta è montata fino a diventare un putiferio. Sono avvenute sassaiole e lanci di bottiglie, anche in direzione delle famiglie. Il bilancio finale parla di due vigili feriti, un poliziotto intossicato e quattro auto incendiate.
“Mi è sfuggita di mano la situazione” -continua Il Bocia Belotti- Maroni era pronto non solo a parlare con noi ma a dirci ciò che volevamo sentirci dire. Tutto è successo in un attimo, non mi sono accorto di niente. Ho chiesto a Maroni di incontrare qualche tifoso, lui ha accettato e gliene va riconosciuto il merito; non so quanti ministri l’avrebbero fatto. Mentre aspettavamo che gli atalantini formassero la delegazione di 3-4 di loro è successo di tutto. Probabilmente un gruppo di loro era contrario ad incontrare Maroni e così si è staccata dagli altri e ha protestato in un modo assurdo”.
Lo stesso Maroni parla dei gravi provvedimenti che verranno presi verso gli autori del subbuglio:
“Chi ha determinato quanto accaduto può scordarsi di entrare negli stadi per molto tempo. Saranno colpiti duramente”.
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