Meeting rimini, marchionne: qui ho visto qualcosa di nuovo

Qui ho visto qualcosa di nuovo
Sta finendo la XXXI edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, organizzato dalla CL con 3200 giovani volontari
135 gli incontri in caldendario, 19 gli spettacoli, 8 le mostre, 16 le manifestazioni sportive; 346 i relatori tra cui Marchionne cha ieri ha entusiasmato il pubblico. Applauditissimo!
Quando arriva nella grande sala B7 della fiera di Rimini indossando la sua polo nera sembra una rockstar, come l’amato Bob McFerrin.

Il Gran capo della Fiat è accolto da uno scroscio interminabile di applausi. Il popolo di Comunione e Liberazione è tutto per lui. La platea è gremita, tantissimi i giovani, parecchie le ragazze (me compresa) riunuti ad ascoltare Sergio Marchionne, da molti di loro vissuto come una sorta di novello cavaliere del capitalismo senza macchia e senza paura.

Il meeting sembra quasi fermarsi. Chi non riesce ad entrare in sala si raggruppa intorno ai maxischermi: secondo i calcoli degli organizzatori sono almeno 10 mila persone. Marchionne è visibilmente commosso e incuriosito pel l’entusiasmo che percepisce.
L’Ad della Fiat arriva a Rimini direttamente da Detroit e viene accolto dalla presidente del Meeting Emilia Guarnieri. E’ con questa donna, fondatrice e da trent’anni anima della manifestazione, che Marchionne ha una prima folgorazione.
La subissa di domande, vuole sapere tutto del movimento, della sua storia, dell’organizzazione, dei volontari.
Sale sul palco e strappa subito il primo dei venti applausi che lo interromperanno: «Parlare ai giovani è una delle cose più difficili. Perché voi non amate le conferenze e i congressi che riempiono di parole giornate intere senza dire nulla. Non amate gli incontri formali, che lasciano ai partecipanti poco più di un badge da esibire, quasi fosse una medaglia. Ne ho visti centinaia in questi anni e in alcuni rari casi sono stato chiamato a intervenire. Non li amo neppure io».

Confessa che avrebbe voluto parlare dei grandi temi su cui la nostra società ha il dovere di interrogarsi, sul senso della globalizzazione e di quella volta che ha incontrato Nelson Mandela nel 1999 a Davos. Ma il leader del Lingotto sa che c’è un mondo oltre al Meeting che lo attende al varco per sentire le sue parole sul caso Melfi, sull’intervento del presidente Giorgio Napolitano, sullo scontro con la Fiom, sul futuro di Pomigliano e Mirafiori. Non è tipo da tirarsi indietro. «A costo di passare per rude – sembra scusarsi – quello che ho sempre cercato di fare è parlare in modo chiaro e diretto, senza la presunzione di avere la verità in tasca, ma con la convinzione che l’onestà intellettuale sia il modo migliore per dare il proprio contributo e per compiere insieme qualche passo avanti».

Da qualche tempo Marchionne vive una sorta di ossessione, e a Rimini non la nasconde. «Trovo assurdo che la Fiat venga apprezzata e riceva complimenti ovunque, fuorché in Italia». Ma al Meeting l’aria è decisamente diversa. Al suo arrivo in sala e a fine intervento piovono salve di «Bravo Sergio» e «Forza Marchionne», sicuramente gradite ma probabilmente inattese, che molto assomigliano ai tributi dei dipendenti di Chrysler che tanto lo inorgogliscono.

Alla fine Marchionne vuole vedere la mostra su don Giussani, il fondatore del movimento di ciellini.
Marchionne, forse ripensando alla sua ossessione, prima di congedarsi conclude: «Qui ho visto qualcosa di nuovo».

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