Un tempo c’era il maestro che già di per sé era uno spettro, rigore, disciplina, bacchetta tutti strumenti che ne facevano un’icona di autorevolezza e rispettabilità. Per non parlare del professore, metteva paura solo a guardarlo, tremavi quando ti interrogava anche se eri preparato, figuriamoci poi se non lo eri. Oggi non parliamo più, certamente di terrore, giustamente peraltro, se quando interroghi un ragazzo riesci a fargli dire qualcosa in modo accettabile, sai già che hai avuto successo; ma non parliamo nemmeno di rispetto che spesso non riesce ad ottenere dagli studenti e, spesso, neanche dai loro genitori, qui ora parliamo di fame, la necessità di vivere giorno per giorno, di provvedere alle necessità quotidiane, nostre e della nostra famiglia.
Eravamo precari, avevamo un lavoro, anno per anno, il nostro cellulare squillava, era qualche scuola che aveva bisogno di noi, eravamo anche costretti a rifiutare qualche incarico perché già ne avevamo avuto uno. Nel frattempo, magari, ci siamo anche comprati una casa, nella convinzione che l’anno dopo il nostro cellulare avrebbe continuato a squillare. La nostra vita di professori “precari” era semplice, ma dignitosa.
Poi è successo qualcosa, tanti cellulari hanno iniziato a non squillare più, ( il mio non ha squillato per tutto l’anno), niente più lavoro, tutto finito, cancellato, otto mesi di disoccupazione a chi ne aveva diritto e poi basta, lasciati a noi stessi, la possibilità di fare quello che avevamo sempre fatto, insegnare, non c’era più. Ci è stato detto che era una necessità ineluttabile, bisognava salvare l’Italia, i tagli erano necessari, bisognava far quadrare i conti.
Ma perché, invece, di parlare sempre dei conti dell’Italia non parliamo dei nostri conti e di come saldarli?
Caro Ministro Tremonti, ce la farebbe una cortesia? Potrebbe chiamare i supermercati dove andiamo a fare la spesa e dice loro di darci il cibo, perché tanto a fine mese passa Lei a pagare? In fondo, cosa le costa siamo solo 20.000.
Cara Ministra Gelmini si occupa Lei delle banche per farci bloccare i mutui? Oppure, dato che è Ministro dell’Istruzione, può anche chiamare le scuole e informarle che i nostri figli andranno senza libri, se per loro va bene.
E Lei Caro Premier, una volta ha detto che comunque non bisogna stare con le mani in mano, a meno che non voglia proporci di andare a vendere il “folletto”, ci mette qualche inserzione per vedere se esce fuori qualcosa? Certo, non saremo tutti bravi come lei che ha creato un impero dal nulla, ma forse anche noi abbiamo il diritto di vivere.
Cari Ministri, Voi a Montecitorio ci siete arrivati in pompa magna, eletti dal popolo, ora ci stiamo arrivando anche noi, magari strisciando, qualcuno per la fame, ma ci stiamo arrivando. La situazione ricorda tanto un’altra accaduta più di 200 anni fa. Parigi, 5-6 ottobre 1789, il popolo esasperato si riunisce sotto le mura di Versailles a chiedere il pane. I tempi, i luoghi, le situazioni, le persone cambiano, ma la fame è sempre quella. Si dice che la storia insegna, ma che cosa? Staremo a vedere.
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