Fermitutti: vivace romanzo ambientato a Nizza del giovane scrittore Frank Iodice…

Fermitutti è un romanzo scritto da Frank Iodice, giovane scrittore italiano ma residente a Nizza, città nella quale peraltro sono ambientati i suoi libri.

Tale romanzo è stato pubblicato da La Riflessione, casa editrice della quale sul sito era già comparso Musica nera di Stefania Frigau.

Andiamo dunque a sintetizzare la trama di Fermitutti, il quale presenta due protagonisti.

Uno è Anthony Buonocore, sottufficiale presso una compagnia di navigazione che vive a Sorrento e che lascia improvvisamente il paese alla volta di Nizza per cercare di riscuotere un misterioso assegno di 500 milioni di euro.

L’altro è Marcel Fontaine, psicologo dai metodi alquanto particolari…

In mezzo, svariati altri personaggi, tra cui l’ex moglie di Anthony, la bella Elvira, e l’assistente del dottor Fontaine, Sophie.

Fermitutti presenta pregi e difetti.

Tra i primi, una trama abbastanza interessante nel suo incedere (soprattutto all’inizio e alla fine, mentre la parte mediana del testo è probabilmente quella meno efficace), una discreta caratterizzazione dei personaggi e una buona descrizione delle ambientazioni.

Tra i secondi, una punteggiatura spesso traballante, nonché qualche errore sparso qua e là.

Globalmente parlando, il romanzo si merita la sufficienza, e rivela uno scrittore dal buon potenziale, per quanto da limare nei punti prima riportati.

Fonte: libriromanzi.blogspot.com

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Commenti...


Timothy Anderson

# 20/12/2010 23:01

Follia o pazzia? Essere o non essere? Ho letto con vivo interesse il romanzo FERMITUTTI dello scritttore italiano Frank Iodice e ho constatato alcune armonie vangoghiane che fanno da sfondo all’intera narrazione tra il moderno.compassato e certe sperimentazioni dell’avanguardia tendente al naif in tema di binomio follia-pazzia. La narrazione scorre come un ruscello dalle acque fresche e chiare e il pensiero del lettore si fa silenzioso e riflessivo con il procedere della stessa. Non sempre prevedibili alcuni sbocchi che tratteggiano il dilemma di fondo se la pazzia preceda la follia o, vicevresa, oppure se è la pazzia ad essere follia o il contrario. Il problema che l’ autore si pone in modo così originale e ambivalente (in quanto fondamentalmente irrisolvibile sul piano della logica ordinaria) è il limite-non limite tra i due mondi della follia e della pazzia. Ciascun lettore -secondo la propria sensibilità- alla fine deciderà su quale dei due versanti schierarsi. Una cosa è certa che in quest’opera “prima” ( per la tematica affrontata dal suo autore) la realtà si mescola alla follia, i volti, i colori e le atmosfere che si respirano nell’opera non appaiono mai disegnati con tratti continui e/o a forti tinte. Su tutto e su tutti ( da qui (?)l’inconscio FERMITUTTI! ) aleggia un senso profondo di impasse che kafkianamente coinvolge la volontà cosciente dei protagonisti, spesso obnubilata dall’inconscio surreale di qualche personaggio,che, di riflesso, riverbera sulla psiche di chi legge un senso apostrofato del reale, spesso non dipanato tra l’essere (la realtà) e il non essere (la finzione). In questa commistione tra coscienza e incoscienza, tra piacere e dispiaceri, tra il tutto e il nulla ciascuno di noi forse potrà trovare una parte di se stesso perduta nei meandri della propria esistenza o sulle orme del proprio destino imperscrutabile. Segnalo l’originalità della vicenda trattata con linguaggio semplice (un tratteggio psicologico a graffi caratterizza taluni personaggi) che sembra quasi irridere il destino che con un aplomb sembra tagliare il legame follia-pazzia e lasciare nel contempo il lettore frastornato, se non addirittura incredulo alla fine della spregiudicata narrazione. Ne raccomando vivamente al lettura, soprattutto ai giovani alla continua ricerca di se stessi. Timothy Anderson



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