
Roma, 2 Settembre 2010
I movimenti dei soci arabi nell’azionariato di Unicredit hanno di fatto portato tre realtà, la Banca Centrale Libica, Lybian Investment Authority e il fondo Aabar di Abu Dhabi a detenere il 12% circa del capitale dell’istituto di Piazza Cordusio.
Questa posizione, salutata favorevolmente da Cesare Geronzi, ex presidente di Capitalia, banca confluita in Unicredit via fusione, e condivisa anche dal numero uno della banca Alessandro Profumo, certamente ha creato una maggioranza alternativa a quella delle Fondazioni. Tanto che c’e’ chi ipotizza che il limite di voto al 5%, previsto dallo Statuto di Unicredit, possa essere rimosso per consentire una rappresentazione piena degli interessi dei “nuovi soci” all’interno dei nuovi equilibri di potere.
C’è però chi non esclude che sia allo studio un cambiamento dello Statuto da sottoporre ai soci proprio per poter arrivare ad una maggiore pressione “politica” delle Fondazioni sull’operato dell’istituto di credito di Piazza Cordusio. Le ultime settimane sono state infatti caratterizzate da duri attacchi provenienti dal fronte leghista all’operato di Unicredit.
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