Alzheimer: Agatha Christie ne era affetta?

Probabilmente già alla fine degli anni ’60 la celebre scrittice  di gialli si avviava all’inesorabile declino mentale.

Proprio dalla sua ancora sufficientemente lucida percezione dell’aggressione della malattia e dalla sua grande esperienza di scrittrice nascerebbe il suo ultimo romanzo dal titolo allusivo “Gli elefanti hanno buona memoria“.
Lo studio del testo attraverso i mezzi informatici e la verifica dell’utilizzo ripetitivo dei vocaboli all’interno del libro, hanno portato due ricercatori dell’Università di Toronto a questa ipotesi.
Ian Lancashire e Graeme Hirst, questo è il nome dei due ricercatori, hanno approfondito lo studio estendendo la ricerca ad un campione di 15 degli 80 romanzi scritti dalla Christie e, come affermato in una intervista rilasciata al quotidiano “The Guardian,    “E’ come se il vero delitto che preoccupa la Christie non sia il duplice omicidio-suicidio di cui si parla nel romanzo, ma proprio la demenza precoce da cui la Christie si sente minacciata“.

"Un archeologo è il marito migliore che una donna possa avere: più lei invecchia, più lui la troverà interessante" - Detto dalla stessa, a proposito di suo marito, l'archeologo Max Mallow.

In questa epoca ci sembra persino ovvio che si analizzi il lavoro di uno scrittore attraverso mezzi freddi come il conteggio della ripetizione dei vocaboli in suo libro.
Ma riflettiamo: non stiamo discutendo qui della veridicità di una diagnosi medica a posteriori o di una denigrazione delle capacità. Piuttosto rendiamo omaggio (e da lei prendiamo esempio)  ad una donna e  scrittrice di talento e di intelligenza, che seppe comprendere la situazione e reagire: con forza, ironia… e lucidita professionale!

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