‘La protezione della biodiversità e degli ecosistemi deve rappresentare una priorità nei nostri tentativi di costruire un’economia mondiale più forte, equa e pulita. La recente crisi finanziaria ed economica, invece di costituire una scusa per rimandare ulteriori azioni, deve servire a ricordarci la necessità urgente di mettere a punto economie che rispettino maggiormente l’ambiente. Il WWF e l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) operano per il raggiungimento di questo obiettivo’: è quanto si legge nell’edizione 2010 del Living Planet Report. Per la prima volta il Living Planet Report 2010 ha incrociato i trend delle specie e dell’impronta ecologica con i redditi dei singoli Paesi, mostrando come i Paesi a più alto reddito hanno un’impronta ecologica pari a circa 5 volte quella dei Paesi a basso reddito, che subiscono invece la maggiore perdita di biodiversità.
Una maggiore impronta ecologica e un alto livello di consumi non corrispondono necessariamente a un più alto livello di sviluppo. Il Perù, per esempio, ha un’impronta ecologica pro-capite di 1,5 ettari globali, in linea quindi con la capacità del pianeta, e un Indice di sviluppo umano di 0,86 che rientra nei parametri di aspettativa di vita, reddito e livello di educazione stabiliti dall’ONU. L’Indice dello Sviluppo umano può quindi essere alto anche in Paesi con un’impronta ecologica moderata.
L’impronta ecologica dell’uomo, ovvero la domanda di risorse naturali necessarie per le nostre attività, è in costante aumento e va ben oltre la capacità del pianeta di rigenerare le proprie risorse. Dal 1966 l’impronta ecologica globale è raddoppiata, l’impronta di carbonio è aumentata addirittura di 11 volte, rappresentando oggi oltre la metà dell’impronta ecologica globale, l’impronta idrica è in costante aumento e considerando l’acqua “virtuale” contenuta nei prodotti commercializzati internazionalmente, ha impatti e ricadute su fiumi e falde acquifere di tutto il mondo (un abitante del Regno Unito, per esempio, consuma 150 litri di acqua al giorno, ma il consumo nel Paese di prodotti esteri porta questo valore fino a 4.645 litri di risorse idriche mondiali al giorno).
Nel 2007, l’Impronta dell’umanità ammontava a 18 miliardi gha, o 2,7 gha pro capite. La biocapacità della Terra era pari solo a 11,9 miliardi gha, o 1,8 gha pro capite. Ciò equivale a un superamento dei limiti ecologici del 50%. Ciò significa che la Terra necessiterebbe di 1 anno e mezzo per rigenerare le risorse rinnovabili utilizzate dall’umanità nel 2007 e assorbire tutta la CO2 prodotta. In altre parole, nel 2007 l’umanità ha utilizzato l’equivalente di 1 pianeta e mezzo per sostenere le proprie attività.
‘Come è possibile che l’umanità stia utilizzando la capacità di 1 pianeta e mezzo, quando abbiamo 1 solo pianeta Terra?‘ ci si chiede nel rapporto; Così come è possibile prelevare, da un conto corrente bancario, una cifra di denaro maggiore degli interessi generati, è ugualmente possibile utilizzare le risorse rinnovabili a una velocità maggiore di quella a cui vengono generate. Ogni anno, da una foresta può essere prelevata una quantità di legname maggiore di quella che ricresce e la quantità di pescato può superare la capacità delle specie ittiche di rigenerarsi. Questa modalità d’azione è però perseguibile solo per periodi di tempo limitati, altrimenti le risorse si esauriranno totalmente. Analogamente, nel momento in cui le emissioni di CO2 superano la quantità che foreste e altri ecosistemi sono in grado di assorbire, sarebbe necessario un altro pianeta Terra per “catturare” le emissioni in eccesso. In alcuni luoghi si è già verificato un esaurimento delle risorse naturali, come il crollo degli stock di merluzzo verificatosi negli anni ’80 nel Newfoundland. Oggi, l’umanità è spesso in grado di cambiare le proprie fonti di approvvigionamento nel momento in cui queste si esauriscono – spostandosi in foreste o zone di pesca diverse, disboscando altre aree di suolo a scopo agricolo o utilizzando una popolazione diversa o una specie ancora abbondante in natura. Tuttavia, alle attuali velocità di consumo, anche tutte le altre risorse si esauriranno e, non è improbabile prima che ciò accada, molti ecosistemi collasseranno. Risultano già evidenti le conseguenze dell’eccesso di gas serra che i sistemi naturali non riescono ad assorbire: le sempre crescenti concentrazioni di biossido di carbonio in atmosfera stanno causando un aumento della temperatura media globale, i conseguenti cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani. Questi fenomeni sottopongono la biodiversità e gli ecosistemi a ulteriori stress.
Fonte: ilsostenibile.it
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