La depressione, almeno per i non addetti ai lavori, è comunemente associata a stati d’animo di particolare tristezza. Il depresso è di solito una persona incline a chiudersi in atteggiamenti introspettivi che offrono poche aperture alla comunicazione esterna. Anche senza essere degli esperti psichiatri, ognuno di noi ha un’idea di cosa significhi la depressione e di come possa apparire una persona che ne è affetta. Molti di noi, però, dovranno rivedere radicalmente le proprie opinioni. Il dott. Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano, ci viene in aiuto per chiarirci le idee e le sorprese non mancano. Una forma particolare di depressione, la cosiddetta “depressione bipolare”, ha caratteristiche del tutto particolari che meritano di essere approfondite anche perché questo tipo di depressione nasconde un’insidia particolarmente pericolosa, dalla quale è bene imparare a difendersi.
La depressione bipolare è definibile, in sintesi, come un disturbo dell’umore caratterizzato dall’alternarsi di sintomi eccitativi e depressivi, dalla forma e durata imprevedibili. Chi è colpito dalla depressione bipolare manifesta i caratteristici effetti della depressione, tipici e quindi ben riconoscibili ma anche, incredibilmente, stati d’animo diametralmente opposti: allegria, iperattività ed euforia. Ed è proprio qui che si nasconde l’insidia, che è addirittura doppia. La prima insidia è costituita dal fatto che se la diagnosi si limita a riconoscere questa patologia come semplice depressione, si potrebbe prescrivere una terapia che prevede l’uso di normali farmaci antidepressivi. Questi sarebbero efficaci nella fase depressiva del disturbo ma sarebbero addirittura molto nocivi nella successiva fase eccitativa. La seconda insidia, non meno importante della prima, consiste nella difficoltà che il paziente si riconosca come malato. Mentre nella fase depressiva si può riconoscere uno stato alterato, negativo e forse patologico, nella fase eccitativa si è portati a considerarci come in uno stato di grazia, particolarmente positivo ed anche costruttivo e socialmente ben accetto. Purtroppo, però, al pari dello stato depressivo, anche la fase eccitativa è patologica; è la seconda faccia della medesima medaglia. Le due fasi, dagli effetti opposti, sono in realtà riconducibili a quella patologia che prende appunto il nome di depressione bipolare. Ma, per fortuna, non ci sono soltanto difficoltà e insidie; c’è anche una buona notizia: la depressione bipolare si può curare con una appropriata terapia farmacologica. Anche nei casi in cui la terapia non porta ad una guarigione completa, il disturbo viene ridotto in modo da restituire al paziente una normale vita mentale e di relazione. Come è normale che sia, tornerà ad avere quei fisiologici cambiamenti di umore che tutti noi conosciamo e che accompagnano la nostra vita quotidiana.
Fonte: corriere.it
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