De Vintage: considerazioni sul Vintage

La categoria dei “vintagisti” può sopravvivere solo ottenendo ragione di enormi sacrifici per reperire abiti e accessori sempre più “avanti” e che dal passato anticipino gli orientamenti futuri del consumatore e dell’intero fashion system.

Vi invito dunque a visitare Belgioioso e le altre manifestazioni sul Vintage copiosi ma senza copiare. Questo l’hanno ben imparato coloro che, visti i pezzi che più interessano, li acquistano immediatamente facendoli letteralmente “sparire dai riflettori” così da assicurarsi l’inedito. Chi tenta di fotografare o fare schizzi o radiografare a mente non ha ancora capito che così facendo non riuscirà mai a garantirsi l’unicità di un pezzo trainante da inserire in collezione. Insomma, cose da neo-diplomati sbugettati e di primo pelo. Mah, e i soliti reali problemi di budget? Un mio personale suggerimento: imparare a selezionare comprando meno guardando più alla validità delle proposte che al prezzo. Dietro a un prezzo apparentemente costoso vi é un mondo di idee e spunti che potete sviluppare. E se il prezzo é alto ora forse conoscete qualche ragione in più per non considerarlo tale. Altro consiglio: non limitatevi a rivolgervi a proposte degli anni ’70. In quell’epoca nacque la produzione industriale intesa in maniera moderna, vale a dire la produzione in scala, il seriale. La maggior quantità degli stessi modelli di cui sono ancora pieni gli armadi, le fabbriche in disuso, le pelletterie e i negozi che hanno chiuso, non assicura una sufficiente “rarefazione” dei prodotti a cui ispirarsi. Guardate indietro, cari lettori, affacciatevi agli anni ’20, ’30, ’40 ma anche all’800 e al ’700, epoche queste che hanno dato i natali a indumenti, oggetti, prototipi, accessori più unici che rari oltre ad essere assolutamente interessantissimi da “rispolverare”. Permettetevi di osare di più, di creare e di ispirarvi a citazioni del passato che ancora oggi sono avanguardistiche. Per esempio, mai come il periodo delle due Guerre Mondiali, da una parte per la penuria di materie prime, dall’altra per le ristrettezze economiche, hanno dato sfogo ad un’immensa creatività, fatta di dettagli, di artigianato anche domestico, di soluzioni stilistiche d’escamotage adottate sapientemente per ottenere comunque risultati stilistici poco dispendiosi ma di grande impatto visivo. Guardate a ciò che é avvenuto negli anni ’30 con la brevettazione di nuovi materiali plastici che potevano sopperire a materie più nobili ma che, opportunamente sviluppate, hanno dato origine a risultati migliorativi gettando le fondamenta per il successivo nascere dell’industrial design…

Vi chiederete perché sono così ortodossa?? Ebbene, questo approccio al Vintage più preparato e consapevole mi sta dando concretamente e progressivamente ragione di quanto sostengo. Ho trovato una chiave di lettura, un modo di proporre il Vintage essendo di maggior servizio e chi ha sperimentato queste ragioni torna sempre più soddisfatto e convinto che questa é una strada percorribile per ottenere risultati di eccellenza per il futuro della moda, come ebbi un tempo a scrivere:

…Amo tutto quello che ha il sapore dell’epoca, le riedizioni vintage in chiave moderna

e le rivisitazioni moderne in chiave vintage per un passato prossimo… Ma quelle le lascio fare agli stilisti, io mi attengo al valore dell’epoca ed il remake lo cedo agli esperti della moda contemporanea; che senso avrebbe che da ricercatrice della moda d’epoca presentassi, come taluni vintagisti han preso l’abitudine di fare, cose rifatte, coperte smontate e rimontate come cappotti, foulards che diventano cuscini e tende che diventano borsette?

Altre news e commenti sul Vintage su: Vintage Events, the best and the unique on Vintage Fashion events of research.

Stefano Wolf

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