Tutto era cominciato nel dopoguerra. Un giovane giornalista, Guglielmo Moretti, era stato a lungo in Francia, e aveva scoperto che la radio, ogni domenica, mandava in onda una trasmissione intitolata “Sport et Musique”. Tecnicamente non era perfetta, ma mandava in onda le dirette più importanti di tutti gli sport, in particolare del rugby, disciplina molto seguita. Al termine di quella trasmissione, l’ascoltatore sapeva tutto della giornata sportiva, grazie al racconto dei radiocronisti.
In Italia andava diversamente: la Rai, subentrata all’Eiar, trasmetteva il secondo tempo di una partita di calcio, e Nicolò Carosio, più avanti alternato a Nando Martellini, comunicava agli ascoltatori anche i risultati degli altri incontri di serie A contenuti nella schedina.
Moretti, tornato in Italia, finì nella redazione sportiva del Giornale Radio. Per tanti anni continuò a propugnare la sua idea, che però non raccoglieva seguito, soprattutto da parte tecnica, poiché si temeva che un programma “sporco”dal punto di vista del suono avrebbe rovinato la programmazione. Ma non si diede per vinto, continuò, e trovò sponda in due personaggi, che come lui, sarebbero diventati due cardini del servizio pubblico: Sergio Zavoli e Roberto Bortoluzzi. Nel 1960 ci sarebbero state le Olimpiadi di Roma, che rappresentavano, oltre che per l’Italia, uno sforzo notevole anche per i servizi radiotelevisivi. Occorreva raccontare al meglio quei giochi, e i mezzi – la radio e la giovane televisione – dovevano dimostrarsi all’altezza.
Nel suo ufficio nella sede Rai di Corso Sempione a Milano, quella sede progettata da suo padre architetto, un giornalista ogni domenica coordinava la raccolta dei risultati che poi venivano telefonati a Carosio o Martellini. Ormai da anni Roberto Bortoluzzi si chiedeva: “Ma perché questi risultati non possiamo darli noi da studio?”. Già, perché?
Da tre grandi giornalisti nacque, inizialmente con molte difficoltà, una grande idea, anche se ci volle tempo perché loro stessi si rendessero conto della sua portata. Dopo alcuni numeri di prova, la prima puntata ufficiale di “Tutto il calcio minuto per minuto” viene trasmessa dal programma Nazionale radiofonico della Rai, il 3 gennaio 1960. In studio a Milano, quello studio dal quale avrebbe condotto per 27 anni la trasmissione assentandosi solo poche volte per motivi di salute, c’era proprio Roberto Bortoluzzi. Tre i campi collegati, secondo un giro prestabilito e senza la possibilità di interrompere in caso di gol o novità importanti; radiocronisti Nicolò Carosio, Enrico Ameri e Andrea Boscione. Si decise di continuare, anche se il risultato non era andato proprio secondo le aspettative. Per di più la Lega calcio aveva preteso, temendo la perdita di spettatori, che si trasmettessero solo i secondi tempi delle partite, e solo nel 1976 Mario Giobbe e Gilberto Evangelisti si inventarono l’artificio della prima parte di “Domenica Sport” che su Radiodue trasmetteva i secondi tempi, anche se tutti chiamati dal conduttore.
La svolta avviene con le Olimpiadi del 1960, quando i coordinatori per la radio Sergio Zavoli, Nando Martellini e Guglielmo Moretti fecero capire anche in malo modo ai capi-tecnici che non si poteva continuare con il giro pulito, che le interruzioni andavano introdotte, senza l’informazione in tempo reale la radio avrebbe perso la faccia. E quel metodo entrò anche a “Tutto il calcio minuto per minuto”, grazie ad Enrico Ameri che di propria iniziativa entrò sul collega in onda per dare la notizia di un gol importante. La formula attuale, rimasta inalterata dopo mezzo secolo.
Quando si pensa a “Tutto il calcio minuto per minuto” occorre ricordare alcuni personaggi fondamentali della trasmissione: due li abbiamo ampiamente citati, Bortoluzzi e Moretti, che curò il programma per molti anni come caporedattore dello sport al Giornale Radio e poi al “Pool sportivo”nato nel 1976 per la divisione in reti e testate voluta dalla riforma Rai. Un altro personaggio lo abbiamo nominato: è Enrico Ameri, per molti anni il campo principale della trasmissione, il radiocronista che raccontava la partita più importante e lo scudetto. E quando si parla dell’impetuoso Ameri, viene in mente il suo contraltare, anche in trasmissione: Sandro Ciotti, più freddo analizzatore della partita, qualità che emergeva dalla sua grande competenza dovuta al suo passato di calciatore, e dalla sua splendida dialettica che gli permise di coniare molte delle terminologie calcistiche tuttora usate. Si può dire che il lessico calcistico si deve in buona parte a Ciotti e a Gianni Brera. Il grande Sandro aveva inoltre una voce particolare, dovuta ad un edema alle corde vocali, che tuttavia lo rendeva inconfondibile.
Con loro, negli anni, un gruppo di coprotagonisti che certo non si possono definire comprimari, ma tutti con un loro carattere e una loro voce del tutto inconfondibile, scelti personalmente da Moretti: Alfredo Provenzali (l’unico ancora in attività come attuale conduttore della trasmissione), Claudio Ferretti figlio d’arte e con una voce bellissima e vellutata che faceva tutt’uno con la sua bravura, Piero Pasini grande cronista di provincia capace di esaltarsi in momenti difficili come quando un commando palestinese prese in ostaggio degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco; Pasini morì d’infarto mentre era in cabina radio per seguire una partita di serie A. Altri nomi importanti sono quelli di Massimo Valentini, poi divenuto storico conduttore del Tg1, Italo Moretti, Italo Gagliano, Emanuele Giacoia, e poi ancora tanti e tanti altri, fino all’inconfondibile Ezio Luzzi, l’uomo che toglieva la linea al campo principale per dare il gol dal suo campo di serie B.
Oggi hanno lasciato il posto all’attuale generazione di radiocronisti, guidata dal caporedattore Riccardo Cucchi, che racconta il campo principale ma che si sta anche preoccupando del nuovo ricambio generazionale. Per anni il secondo campo è stato Bruno Gentili, ora vicedirettore di Raisport e telecronista della Nazionale. Ora il ruolo “di Ciotti” è nelle mani e nella voce di Francesco Repice, ma anticipi e posticipi hanno fatto sì che il tutto sia spezzettato, e che spesso il pomeriggio della domenica non si raccontino le partite principali.
Comunque, i vari Dotto, Raffa, Forma, Scaramuzzino, Delfino, Bisantis, Barchiesi il loro dovere lo fanno eccome, richiamati ai tempi della trasmissione dallo storico Alfredo Provenzali oppure dal suo “erede radiofonico” Filippo Corsini, che da dieci anni conduce Domenica Sport(trasmissione storica che fu di Nando Martellini, Paolo Valenti, Rino Icardi, Mario Giobbe e Luigi Coppola) e da cinque presenta “Tutto il calcio” dedicato alla serie B.
Nonostante Sua Maestà televisione, la radio non ha abdicato al suo ruolo nel calcio, anche per rispetto nei confronti dei non vedenti, e sono in tanti davvero a rendergliene merito, prima con le celebrazioni lo scorso gennaio per i 50 anni di trasmissione, e attualmente anche con un blog di un agguerrito fan club che della trasmissione e dei suoi protagonisti segue tutto, ma proprio tutto, forse qualche volta un pochino troppo, ci permettiamo sommessamente di dire.
Mentre il “nuovo calcio” si radica nei tifosi, il racconto radiofonico, adeguato ai tempi, segue la sua ritualità: “Trasmissione meritoria, che Dio ce la conservi”disse Indro Montanelli. Aveva ragione.

