Dispositivo capace di ricevere e riprodurre suoni e immagini del passato.
La macchina sarebbe da attribuire a Padre Pellegrino Alfredo Maria Ernetti (Rocca Santo Stefano, 1925 – Isola di San Giorgio Maggiore, 1994) monaco benedettino esperto di musica e di storia antica, insegnante di prepolifonia, la musica antica anteriore alle notazioni.
L’invenzione divenne nota al grande pubblico a seguito della pubblicazione di un’intervista a “La Domenica del Corriere” – n. 18 del 2 maggio 1972 – dove Padre Ernetti spiegò di averlo costruito insieme ad altri scienziati fra i quali rivelò i nomi di Enrico Fermi , Agostino Gemelli e Wernher von Braun.
Il principio di funzionamento è quello secondo cui ogni persona lascerebbe una traccia di una qualche forma di energia.
Queste tracce non si cancellano e quindi si possono recuperare. Il cronovisore è formato da tre elementi: una serie di antenne e trasduttori fatti di una lega di tre metalli non specificati che permettono la sintonizzazione, un sintonizzatore e una serie di dispositivi per riproduzione dei suoni e delle immagini captate.
A Padre François Brune scrittore e religioso francese rivelò dei viaggi temporali che avrebbe compiuto con il cronovisore. Raccontò che per verificarne il corretto funzionamento regolò l’apparecchio su Benito Mussolini che pronunciava un discorso.
Da Mussolini passò a Napoleone con il discorso che annunciava l’abolizione della Serenissima Repubblica di Venezia e da lì andò nell’antichità romana vedendo una scena del mercato ortofrutticolo di Traiano e un discorso di Cicerone, la prima Catilinaria. 
Ma la confidenza straordinaria fatta a Padre Brune fu quella di avere assistito alla passione e crocifissione di Gesù Cristo: “Vidi tutto. L’agonia nel giardino, il tradimento di Giuda, il processo, il calvario”. ” Abbiamo cercato di captare la Passione. Ci siamo subito scontrati con una difficoltà: per quanto mostruoso possa essere questo supplizio, la crocifissione a quell’epoca frequente. Crocifissi ce ne erano molti, quale era Gesù?
Anche la corona di spine come riconoscimento non poteva aiutarci poiché contrariamente a quel che generalmente si crede, nemmeno la corona di spine aveva qualcosa di eccezionale.
Allora abbiamo cercato di risalire un po’ più in alto e siamo arrivati all’ultima Cena. A partire da quel momento l’abbiamo visto e non l’abbiamo più lasciato. Era l’anno 36 della nostra era, e queste scene sono state captate tra il 12 e il 14 gennaio 1956.”
Della ripresa è stata divulgata un’eccezionale foto del volto di Cristo, sorprendentemente simile a quella del crocifisso in legno scolpita dal Vallera, esposto nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza, vicino Todi.
Il timore delle conseguenze legate ad un non corretto utilizzo di tale macchina portò Padre Ernetti a confidarsi con i suoi superiori ed il Papa il quale ordinò che venisse smontata e nascosta nei sotterranei del Vaticano, dove tutt’ora si trova e ordinando di non parlare più in pubblico della sua invenzione.
Tale divieto non riguardava gli amici ed ecco perché si confidò con padre Brune, il quale pubblicò le sue rivelazioni in un libro intitolato “Il nuovo mistero del Vaticano” (le nouveau mystere du vatican) edito dalla casa editrice Albin Michel.
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