Italiani: popolo di santi, navigatori e…ignoranti?

La Commissione europea lancia l’allarme: in Italia un ragazzo di 15 anni su 5 è analfabeta. E’ ciò che emerge dai dati dei test Ocse-Pisa 2010, esaminati a Bruxelles. L’Italia  si distingue dagli altri Paesi dell’Europa, per il suo primato, senza dubbio, negativo, in quanto ben il 23% dei quindicenni ottiene “scarsi risultati di lettura”. Il dato appare ancora più sconfortante se paragonato con il resto d’Europa: la percentuale deglia analfabeti scende al 19,8% in Francia, 19,6 % in Spagna, fino alla Finlandia che può vantare solo un 10% di ragazzi con difficoltà nella lettura. Non si tratta certo di una scoperta recente ed originale.

Già nel 2009, infatti, numerosi articoli di noti quotidiani, trattano la scottante questione. Migliaia gli aspiranti universitari respinti agli esami di ingresso per le facoltà a numero programmato. Le “bocciature” non dipendono da una mancanza di conoscenze specialistiche, ma, nella maggior parte dei casi, proprio da enormi lacune nella conoscenza grammatica e nella lingua di base. Per questo motivo, molte scuole e atenei italiani hanno dato l’avvio a corsi di recupero per tentare di limitare questi dati così sconfortanti, e sicuramente umilianti per il popolo che ha dato i natali a figure del calibro di Leonardo, Machiavelli, Manzoni, Petrarca  Boccaccio e Dante.

Di chi è la colpa di tutto questo? Della scuola? Degli insegnanti? Delle famiglie? Dei ragazzi? E’ inutile perdersi in dibattiti e discussioni volti ad accusare gli uni o gli altri, si finirebbe per dare il via ad un inutile “scarica barile”. Non si può però, ignorare questo problema.

L’obiettivo dei ministri dell’ UE, è quello di ridurre, entro il 2020, a meno del 15% la percentuale dei giovani con difficoltà nella lettura e nelle attività di base come la matematica e le scienze. “L’analfabetismo ostacola la crescita economica e l’integrazione”-” afferma la principessa Laurentien, a capo di un gruppo di esperti a cui l’ UE ha dato il compito di migliorare i livelli di alfabetizzazione.”E’ ora che l’Europa faccia fronte a questa comoda realtà entro i propri confini” -prosegue – “Affrontando il problema possiamo contribuire a trovare soluzioni in settori quali povertà, occupazione e condizioni sane di vita.”

Purtroppo, infatti, non solo i giovani hanno difficoltà nell’utilizzo corretto della propria lingua, ma anche molti adulti sono interessati da questo enorme limite. Tutto ciò rende più ardua la ricerca di un posto di lavoro.

Concludendo: ce la faranno i nostri eroi a diminuire la percentuale di analfabeti in Italia entro il 2020? Ai posteri l’ardua sentenza!

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