C’e’ voglia di New Economy?

Lo scorso mese Goldman Sachs e la russa Digital Sky Technologies hanno investito complessivamente $500 milioni in Facebook, sulla base di una valutazione del social network pari a $50 miliardi. L’operazione ha trovato largo risalto nella stampa finanziaria tanto da far scoppiare una nuova “febbre” di Internet, anche tra molti investitori privati. Molti si domandano  se sia possibile diventare azionisti di Facebook prima che queasta arrivi in borsa.
Chi non vuole aspettare la IPO, che avverrà molto probabilmente il prossimo anno, può acquistare azioni di Facebook su SharesPost e Second Market. Le due piattaforme fanno incontrare la domanda e l’offerta delle quote delle società private più promettenti. Oltre a Facebook sono presenti su SharesPost e Second Market tutte le altre dot.com più calde del momento: LinkedIn, Twitter eZynga. I titoli vengono messi a disposizioni dagli ex-dipendenti delle società oppure dagli investitori della prima ora che vogliono ridurre o liquidare i loro pacchetti prima dell’eventuale collocamento in borsa. SharesPost e Second Market sono però accessibili a pochi. La legge statunitense prevede infatti che solo i cosiddetti investitori qualificati (“accredited investors”) possano acquistare titoli delle società non quotate. Ai sensi della Rule 501 della Regulation D, un “accredited investor” è colui che dispone, anche in unione con il coniuge, di un patrimonio superiore ad $1 milione o che abbia registrato un reddito superiore a $200.000 ($300.000 se in unione col coniuge) in ciascuno dei due anni precedenti all’acquisto. Chi riesce a soddisfare questi criteri deve poi avere il contante necessario per acquistare i pacchetti di azioni. Le transazioni hanno su Second Market un volume medio di $2 milioni. Per i pacchetti di Facebook bisogna mettere attualmente sul piatto più di $3 milioni. Una somma proibitiva per la stragrande maggioranza degli investitori.
Anche la via dei fondi non è molto più semplice. Alcune case d’investimento come Felix Investments, EB Exchange Funds e Turner & Company hanno creato dei prodotti che contengono quote di Facebook. L’investimento minimo richiesto è di $100.000. I costi per l’acquisto dei fondi sono inoltre molto elevati. Le commissioni di entrata e di gestione superano insieme il 10%. Oltre a ciò i fondi chiedono una partecipazione sui futuri guadagni tra il 5% e il 20%.

L’unica reale possibilità che i piccoli investitori hanno per partecipare già al successo di Facebook è quindi quella di puntare su società quotate che possiedono titoli del popolare sito di social network.
Microsoft ha acquistato nel 2007 l’1,6% di Facebook. Se si prende come riferimento la transazione effettuata lo scorso mese da Goldman Sachs la quota ha un valore di $800 milioni. Visto che Microsoft capitalizza circa $230 miliardi un ulteriore apprezzamento di Facebook dovrebbe avere solo un modesto impatto sul suo titolo.
La russa Digital Sky Technologies controlla il 10% di Facebook. La quota è divisa tra due sussidiarie.Mail.ru ha il 2,4%, DST Global il 7,6%. Mail.ru è quotata dallo scorso novembre a Londra e vale al momento sul mercato circa $7 miliardi. Il valore della quota di Facebook copre quindi un sesto della sua capitalizzazione di borsa. Mail.ru controlla, tra l’altro, anche il 5,1% di Groupon e l’1,5% di Zynga ed è la maggiore azienda internet europea. Le sue prospettive sono sicuramente promettenti. La valutazione del titolo ci sembra essere d’altra parte molto elevata. In DST Global si può investire attraverso Naspers . Il maggiore gruppo africano del settore dei media ha circa il 30% della sussidiaria di Digital Sky Technologies. Naspers capitalizza attualmente circa $25 miliardi. Il suo titolo dovrebbe quindi beneficiare più di quello di Microsoft se Facebook dovesse apprezzarsi ulteriormente. Anche nel caso di Naspers l’impatto dovrebbe essere però limitato a meno che la compagnia fondata da Mark Zuckerberg non raggiunga un giorno un valore decisamente superiore a quello attuale. E qui bisogna porre un grande punto interrogativo. Su SharesPost Facebook vale già $80 miliardi ovvero più di Amazon. Una tale valutazione ricorda molto da vicino la bolla speculativa della new economy. Anche se è vero che Facebook ha ancora dei margini di crescita molto elevati, il suo fatturato ha raggiunto lo scorso anno appena $2 miliardi. Il suo rapporto prezzo/fatturato è quindi pari a 40 (o a 25 se si quantifica il valore della società a $50 miliardi come nell’accordo stretto con Goldman Sachs). A confronto Amazon presenta al momento un rapporto prezzo/fatturato pari a 2,3, Google ) pari a 6,6.

Fonte: mondozio.it

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