Se siete approdati a questa pagina,  probabilmente è per lo stesso motivo che mesi fa mi spinse a ricercare nel web qualche informazione in più circa gli occhi a palla della mia povera tartarughina d’acqua:  Pinuccia.

Procediamo con ordine così che possa darvi tutte le dritte che sono riuscita a racimolare con fatica e pazienza, di modo che la mia esperienza non vada persa ma possa essere di aiuto a qualche altro amico delle spiders con la corazza.

Chiunque abbia a che fare con le classiche tartarughe d’acqua dolce, quelle della razza più comune che si possono acquistare in un qualsiasi negozio a poco prezzo, dovrebbe venire informato del fatto – per altro di per sè ovvio – che non sono giocattoli ,  ma esseri viventi, sotto certi aspetti anche parecchio delicati. Se questa considerazione poi non scoraggia, allora forse si è pronti per prendersi l’impegno di mantenerli in buone condizioni. Come tutte le bestiole, anche le piccole tartarughe hanno le loro patologie e ahime, io mi sono imbattuta in una delle più comuni.

Dopo questo lungo preambolo è doveroso dire che, a detta del mio amico veterinario, questa patologia è una delle più comuni e, se curata per tempo, una delle più banali che possano colpire le tartarughe acquatiche.

Partiamo con lo svelare il nome di tale patologia, che viene conosciuta come ipovitaminosi da vitamina A. La vitamina A viene sintetizzata dalle tartarughe a partire dai cibi che assumono. Non voglio esimermi dal prendermi le mie responsabilità e quindi dico che, causa la mia ignoranza, nutrivo la mia piccolina con il classico mangime per tartarughe acquatiche che si trova anche nei grandi supermercati. Questo tipo di cibo può anche andare bene, ma se costituisce per lungo tempo l’alimento esclusivo della dieta dei nostri animali, può portare a gravi problemi di salute se non alla morte. I cibi per tartarughe che si trovano ovunque, infatti sono per la maggior parte a base di gamberetti liofilizzati. Se la marca del cibo non è più che buona, si rischia di dare alle nostre bestiole semplici corazze di gamberetto rinsecchite e vuote, senza alcun peso nutrizionale che a lungo andare possono dare problemi.

Quindi, il primo passo per evitare di imbattersi nell’ipovitaminosi da vitamina A è quello di riservare alle nostre amiche tartarughe una dieta ricca e variata. Proprio come per un essere umano, la buona abitudine alimentare è alla base della buona salute. Ricercando nel web si trovano molti consigli utili su come alimentare correttamente le tartarughe d’acqua, che chiaramente a seconda delle specie possono avere esigenze differenti. Se, tuttavia, come accadde a me, non siete stati in grado di evitarla, almeno vediamo come guarire le nostre amiche una volta che si trovano malate.

Torniamo alla nostra patologia. Ipovitaminosi da vitamina A significa che l’organismo della nostra piccola amica soffre in seguito ad una carenza di questa vitamina. Oltre ad essere indispensabile per il regolare sviluppo delle ossa e del carapace, questa vitamina viene immagazzinata in una sorta di riserva interna e utilizzata in periodi di mancanza di cibo come possono essere i mesi di letargo invernale.  Infatti, durante il letargo, l’organismo attinge a tutti i “serbatoi”, come ad esempio il grasso accumulato, e questi devono essere a livelli ottimali. Se le nostre amiche vendono male nutrite, probabilmente non ci accorgeremo subito del loro disagio perchè per preservarsi, accederanno alle loro riserve consumandole, ma nel periodo di letargo accadrà che la riserva sarà esaurita, portando dei problemi più o meno gravi. Gli occhi gonfi sono una manifestazione della mancanza di questa vitamina A.

Ora, come ho letto in alcuni articoli, anche io mi sento di dare come primo consiglio quello di rivolgersi in prima battuta ad un veterinario senza ricorrere ad autodiagnosi che possono rivelarsi errate e nocive se non letali. Non è necessario che sia un veterinario specializzato in rettili – io ne ho parlato con il veterinario dei miei gatti -, l’importante è che sia serio e obiettivo: se ce ne sarà bisogno sarà lui ad indicarvi un altro specialista nel caso in cui lui stesso non sia in grado.

La mia Pinuccia presentava gli occhi tanto gonfi che la pupilla non si vedeva più. Non vi era pus e non spurgavano, semplicemente erano gonfi e chiusi. Il veterinario mi ha spiegato che in quelle condizioni, la tartaruga è come cieca e che se non può vedere, non può neppure mangiare quindi per salvarla occorre intervenire per ridarle la vista e aspettare con pazienza che ricominci a nutrirsi. Ma cosa fare per ridurre il gonfiore agli occhi? Visto che la causa è la mancanza di vitamina A, occorre ricreare e reintegrare le riserve di tale vitamina. Come fare a reintegrare la vitamina A se non mangia? Occorre intervenire con dei medicinali.

Ora vi racconto come ho proceduto io.

Per prima cosa, anche se mi aveva detto che non era necessario, ho isolato la tartaruga malata e le ho comprato una piccola vaschetta privata. Ogni mattina con un cotton fioc sfioravo delicatamente le palpebre senza forzare l’apertura e cambiavo l’acqua così che fosse sempre pulita. Non ho utilizzato disinfettanti per l’acqua nè rimedi casalinghi come si legge nelle pagine di alcuni articoli perchè il veterinario mi ha detto che non erano di nessuna utilità.

Arriviamo ora alla cura vera e propria. Il dosaggio della vitamina A che va somministrata è proporzionale al peso dell’animale e i medicinali ad uso veterinario hanno un dosaggio troppo elevato per essere utilizzato con le tartarughe così piccole. C’è da dire che la troppa vitamina può portare all’eccesso contrario e cioè ad una ipervitaminosi che è ugualmente, se non maggiormente, dannosa. Quindi che fare? Il veterinario mi ha prescritto un medicinale ad uso umano la cui concentrazione era corretta, così potevo partire con la cura. Le difficoltà però non erano finite. La somministrazione poteva avvenire per via orale oppure tramite iniezione. La via orale da subito era da scartare perchè Pinuccia non apriva la bocca, quindi era impossibile darle la medicina, perciò rimaneva solo l’iniezione. Avete mai provato a fare un’iniezione ad una tartaruga? Vi auguro di non doverlo fare mai! La prima volta fu traumatica. Dovevamo essere in due: uno che teneva con uno straccio la zampetta di Pinuccia per evitare che la ritraesse e che le tenesse lontana la testa, l’altro che praticava l’iniezione. Ovviamente Pinuccia non gradiva e mordeva disperatamente  lo strofinaccio. Dopo quattro giorni di iniezioni però, successe che se accarezzavamo la zampa con un cotton fioc lei apriva automaticamente la bocca per difendersi, così divenne facile spruzzarle il medicinale in bocca. Dopo circa una settimana di trattamento, gli occhietti cominciarono a sgonfiarsi e ad aprirsi piano piano. Da prima una piccola fessura solo per pochi minuti al giorno, poi sempre di più per un tempo maggiore. All’inizio, sebbene avesse gli occhi di nuovo aperti, non mangiava comunque e io mi stavo un po’ scoraggiando perchè il dottore mi aveva detto che a volte, se si aspetta troppo nella cura, la malattia può provocare cecità permanente. Comunque continuai seguendo le indicazioni. Una mattina finalmente addentò un gamberetto che le avevo fatto passare davanti al mus. Da quel momento, nel giro di qualche giorno, riprese a mangiare con appetito. Come mi aveva detto il dottore, le diedi dell’insalata del tipo cicoria perchè, mi spiegò, è ricca di vitamina A e in effetti vedevo che Pinuccia gradiva.

Per terminare la terapia, facemmo quattro giorni di collirio antibiotico per due volte al giorno al fine di disinfettare bene gli occhi. Dopo circa un mese la mia piccola Pinuccia era pronta per tornare dalle sue compagne.

Un’ultima considerazione per chi pensa che le tartarughe siano animali inutili o particolarmente stupidi: ancora oggi Pinuccia mi riconosce quando mi avvicino al laghetto e mi viene incontro  per mangiare dalle mie mani.

Non sottovalutate la dieta se volete bene alle vostre piccole amiche. Provate a dare loro della verdura tipo insalata amara (cicoria o tarasacco) e anche carote e poi pesce fresco e vedrete che si manterranno in salute. Un altro elemento molto importante è la luce del sole che aiuta le tartarughe nel processo di sintesi degli elementi nutritivi.

Informatevi prima di acquistare queste bestiole, ci sono siti molto esaustivi, libri davvero preziosi e veterinari o negozianti competenti e disponibili ad aiutarvi e consigliarvi.