Fame nel mondo: Fao, 963 milioni senza cibo

Vittime dell’impennata dei prezzi della materie prime agricole. E forse anche di un destino avverso. Sono 963 milioni le persone che soffrono la fame, 40 miloni in più dell’anno scorso. Senza contare che la crisi finanziaria potrebbe far crescere ulteriormente l’esercito di affamati cronici. A lanciare l’allarme è il nuovo Rapporto Fao sullo “Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo” (Sofi) che è stato presentato oggi.
Secondo il Rapporto alla base della crescita incessante delle persone denutrite nei Paesi del Sud del mondo c’è l’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, che ha fatto precipitare nell’insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e qualità del cibo a loro disposizione. E, anche se i prezzi delle derrate agricole hanno fatto registrare una piccola inversione di rotta dall’inizio del 2008, per milioni di persone, ha spiegato il vicedirettore generale della Fao e curatore del rapporto, Hafez Ghanem, «nei Paesi in via di sviluppo riuscire a mangiare ogni giorno una quantità di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana è ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l’accesso alla terra, al credito e all’occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari continuano a essere una spaventosa realtà». E, ha avvertito ancora Hafez, «se i prezzi più bassi e la stretta creditizia associati alla crisi economica costringeranno gli agricoltori a diminuire le semine, l’anno prossimo potrebbe verificarsi un’altra drammatica ondata di prezzi alimentari alti».

La fotografia della Fao. La stragrande maggioranza delle persone sottonutrite (907 milioni), si legge nel rapporto che riporta i dati 2007, vive nei Paesi in via di sviluppo. Di questi, il 65 per cento si concentra in soli 7 Stati: India, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Indonesia, Pakistan ed Etiopia. Popolazione numerosa e progressi relativamente lenti nella riduzione della fame fanno sì poi che circa due terzi di coloro che soffrono la fame vivano in Asia (583 milioni nel 2007). In compenso però alcuni Stati del Sud-Est asiatico, come la Thailandia e il Vietnam, hanno fatto notevoli passi avanti, mentre Asia del sud e Asia centrale hanno registrato una battuta d’arresto nella riduzione della fame.

Nell’Africa sub-sahariana poi una persona su tre – vale a dire circa 236 milioni nel 2007 – è cronicamente affamata, dato che rappresenta la proporzione più alta di persone sottonutrite sul totale della popolazione. Il grosso di questo aumento si è registrato in un singolo paese, la Repubblica Democratica del Congo, prostrato da un conflitto ormai senza fine: così da 11 milioni il numero è lievitato a 43 milioni (nel 2003-05) portando la proporzione delle persone sottonutrite dal 29 al 76 per cento del totale. Nell’insieme l’Africa sub-sahariana ha fatto qualche passo avanti nella riduzione di quanti soffrono la fame cronica passando dal 34 per cento del biennio 1995-97 al 30 per cento del biennio 2003-2005. Ghana, Congo, Nigeria, Mozambico e Malawi sono i paesi che hanno registrato la riduzione più marcata.
Passando poi all’America, la regione dell’America latina e dei Caraibi era quella che nel 2007 aveva registrato i maggiori passi avanti nella riduzione della fame prima dell’impennata dei prezzi alimentari, che ha fatto salire il numero delle persone affamate a 51 milioni. I Paesi del Vicino Oriente e del Nord Africa hanno in generale registrato bassi livelli di persone sottonutrite, ma conflitti (Afghanistan e Iraq) e rialzo dei prezzi alimentari hanno fatto salire il numero dei sottonutriti dai 15 milioni del biennio 1990-92 a 37 milioni nel 2007.

Alcuni Paesi erano sulla buona strada prima che i prezzi alimentari schizzassero in alto, ma «perfino questi hanno subito delle battute d’arresto – ha detto Ghanem – e parte dei progressi fatti sono stati cancellati a causa dei prezzi alti. La crisi ha principalmente colpito i più poveri, i senza terra e i nuclei familiari con donne capofamiglia. Ci vorrà un enorme e risoluto impegno a livello globale ed azioni concrete – ha aggiunto – per ridurre il numero di coloro che soffrono la fame cronica di 500 milioni entro il 2015». Fonte: Federfarma-Sole24ore

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mogol_gr

# 04/2/2011 09:23

La FAO come Wikileaks l’abbiamo gia sentita esportazioni bloccate scorte in aumento ecc. ecc. E dello spreco Il vero vulnus socio politico (saper produrre il necessario é un po’ più faticoso) niente. Altro che stati arabi e terrorismo il vero problema é l’amministrazione ONU e quella europea.



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