Dal prossimo anno una nuova scure si abbatte sulla scuola. A pagare di più il Sud, il Lazio e la Lombardia.
Il ministro Gelmini: “Sono tagli che si possono reggere”.
Il peso dei tagli economici alla scuola pubblica da parte del governo Berlusconi si riflette in un drastico calo delle cattedre. Dal prossimo anno le scuole riaprirano i battenti con 19.700 professori in meno, di cui 9mila in meno nella scuola primaria. Sono gli effetti previsti dalla Finanziaria del 2008.
Pesanti sforbiciate in Sicilia (-2.534 insegnanti), Campania (-2.234), Lombardia (-2.415) e Lazio (-1.989). Tagli consistenti in Puglia (-1.878), Veneto (-1.398) e Piemonte (-1.179).
La riduzione dei posti di lavoro riguarda anche amministrativi, tecnici e bidelli: 14mila in meno. Stabile il numero degli allievi ma “stipati” in meno classi, affollate fino a 30-35 alunni. E calano le ore di lezione.
La replica del ministero
Secondo il ministro della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini (Pdl), la cuola “è in grado di reggere” le circa 20mila cattedre che salteranno. “Abbiamo previsto un ridimensionamento legato al fabbisogno effettivo – ha dichiarato ieri Gelmini -. Nel tempo, infatti, abbiamo avuto un proliferare di cattedre non proporzionato al numero degli studenti”.
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