Le aste che fanno

 

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Se volete assistere ad una delle aste più grandiose che la storia contemporanea ricorderà per molto tempo, il 23, 24, e 25 febbraio prossimi  volate a Parigi e raggiungete il Grand Palais, dove, con il patrocinio di Cristie’s, in partnership con la Pierre Bergé & Associates , andrà all’incanto la straordinaria raccolta d’arte di Yves Saint Laurent  e del suo  compagno Pierre Bergé, collezionata in circa cinquant’anni di vita vissuta insieme, sia nel privato che nel lavoro.
Si tratta di oltre settecento pezzi unici che insieme costituiscono un’eterogenea rappresentazione di tutte le arti,  dalla pittura alla scultura, dalla ceramica alla vetreria alla falegnameria, tanto per citarne alcune,  di diverse epoche e continenti. Tra i dipinti, disegni e collages campeggiano le firme di artisti come Manet, Cézanne, Modigliani, Gauguin, De Chirico, Matisse, Picasso, Braque, Degas, Mondrian, Munch, Goya, e tanti altri ancora;  tra gli arredi vedrete manufatti del rococò italiano e francese, mobili stile Luigi XVI di Weisweiler, altri di Art Déco, e poi ancora, arazzi, argenti, avori, vasi, vetri , manoscritti, libri rari, un vero universo di qualità e bellezza la cui  stima complessiva si aggira intorno ai 200-300  milioni di euro.

Due sono le residenze parigine nelle quali hanno vissuto la coppia Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, una in rue de Babylone, e l’altra in rue Bonaparte, ed in esse è stata accumulata con estremo garbo e gusto per il bello, la prestigiosa collezione d’arte. Ogni ambiente contiene un tesoro, dall’ingresso alla biblioteca, ad ambienti appositamente allestiti. La musa ispiratrice della raccolta fu la famosa viscontessa rossa, Marie–Laure de Noailles, che con suo marito Charles dominò per decenni la vita culturale parigina. Da lei impararono il gusto di “miscelare liberamente stili, epoche, continenti”, dice  Bergé.

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Piange il cuore al  pensiero che un tesoro così immenso, testimone di due vite unite per cinquant’anni dall’amore reciproco e dalla stessa passione per la moda, possa disperdersi in un’infinità di altre vite in soli tre giorni, ma è lo stesso Pierre Bergé a darcene una spiegazione:  E’ basilare mostrare quello che un uomo ha fatto della sua vita. Il nostro denaro arrivava da un mestiere apparentemente effimero e futile, ma è andato trasformandosi in questi mobili, quadri e oggetti. Non si è nascosto nel buio di caveau bancari, né moltiplicato o perduto sull’alea delle tempeste di Borsa. Ma ora gran parte delle mia esistenza è svanita con la scomparsa di Yves. Che mi manchi un quadro ora non è poi così cruciale”.

 

Per Pierre Bergé, che alla morte di Yves Saint Laurent  avvenuta lo scorso primo giugno, ha espresso il suo dolore con poche puntuali frasi, “Presto le tue ceneri raggiungeranno la sepoltura che ti attende ai giardini di Majorelle della nostra residenza a Marrakech su cui guardavamo assieme il sole tramontare … nel lasciarti Yves, vorrei dirti della mia ammirazione, del mio profondo rispetto… e del mio amore”,  il tesoro da loro accumulato con tanta passione non luccica più di luce propria, ora che non può più condividerlo con Yves, e di tutta la collezione terrà per sé solamente pochissime opere a lui particolarmente care, e tra queste c’è il primo pezzo acquistato dal suo compagno nel 1958, l’anno in cui Saint Laurent   fu consacrato tra i grandi della moda di tutti i tempi con la sua rivoluzionaria collezione “Trapèze”: si tratta di una grande scultura lignea ivoriana rappresentante un  uccello dalle grandi ali aperte.

 

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Cosa non poco rilevante è che l’intero ricavato dell’asta servirà a finanziare una nuova fondazione destinata alla ricerca scientifica e alla lotta all’Aids, un progetto di  Bergé da lui fortemente perseguito.

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