Nella mattinata di oggi il Governo, tramite il guardasigilli Angelino Alfano, ha dato il via all’iter per l’approvazione della riforma della giustizia. Il ministro ha incontrato dapprima Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, poi è salito al Quirinale per illustrare la riforma al presidente della Repubblica Napolitano, il quale, secondo una nota dello stesso Alfano, ha auspicato che la riforma trovi larghe intese in Parlamento e non inneschi un ennesimo scontro tra le parti. I punti maggiormente discussi su entrambi i fronti riguardano la separazione delle carriere per pubblici ministeri e giudici e il nuovo status conferito alle toghe, vale a dire quello di dipendenti della Pubblica Amministrazione: il premier Berlusconi è accusato in particolare dal segretario del Pd Pierluigi Bersani di voler varare una riforma che mascheri leggi ad personam. L’Anm invece contesta nel merito il cambiamento di status delle toghe: i magistrati fanno sapere che dal loro punti di vista la riforma appare punitiva e costituisce un attacco al lavoro da loro portato avanti.
Il mondo politico si spacca nettamente e alle critiche di Bersani va ad aggiungersi il secco no da parte dell’Italia dei Valori con Di Pietro, che bolla come anticostituzionale la riforma; il Terzo Polo, invece, auspica un confronto e si riserva di giudicare la legge al momento di leggere il testo, come sostiene Italo Bocchino, mentre da Casini arriva un monito al Presidente del Consiglio, perché non vengano inserite nel testo leggi ad personam. La riforma costituzionale della Giustizia si prepara dunque a due delicati passaggi per entrambe le Camere: il clima si annuncia rovente, poiché la riforma saggerà la coesione della maggioranza, dopo l’incidente della giornata di ieri tra Pdl e Lega sui fondi agli Alpini ed il sempre posticipato rimpasto di Governo, che prevederebbe cariche di prestigio per i Responsabili.
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