La quota di mercato fatta segnare da Google, ossia il valore percentuale di ricerche effettuate in rete utilizzando il motore di Big G, è stata nel febbraio 2011 di 66,69% contro il 28,48% di Bing. Questo certifica ancora lo strapotere dell’azienda di Mounten View nei confronti dei competitor e non marca certo l’inizio della sua fine ma a fare notizia è un altro aspetto economicamente più rilevante.
Al di là di una flessione di Google pari ad un 2% ( dati relativi a mese su mese, gennaio 2011 – febbraio 2011 ), ed un aumento del 4% per Bing nello stesso periodo, la notizia riguarda il numero di conversioni in visite ai siti elencati nei risultati della ricerca.
L’indice in questione è un fattore critico perché sta a significare che più dell’81% ( 81,51 % ) delle persone che hanno utilizzatoBing per una ricerca ha poi cliccato su uno o più dei link visualizzati, valore che per gli inserzionisti pubblicitari si traduce in un’elevata attinenza dei risultati rispetto alle parole chiave inserite dai navigatori e quindi caratterizzati da un costo per click decisamente più redditizio.
Basti pensare che lo stesso indice si ferma a poco più del 66% per Google e che per Yahoo! la percentuale è in linea con il motore di ricerca di Microsoft ossia 81,27% e, tenedo conto che a partire dalla seconda metà del 2010 tutte le ricerce effettuale sul famoso portale USA sono generate del motore di Bing, beh, questo significa che la tecnologia sviluppata dall’azienda dell’ex CEO Bill Gates garantisce un’elevata pertinenza dei risultati di ricerca.
Sarà questo il motivo alla base delle modifiche apportate da Google al suo famoso e segretissimo algoritmo di ricerca avvenuto qualche settimana fa? Forse. Ciò che è certo è che l’analisi svolta da Experian HitWase su un campione di 10 milioni di utenti negli States a cavallo tra il 26 gennaio ed il 26 febbraio parla chiaro. Gli inseguitori incalzano e sicuramente Big G vedrà un calo degli introiti pubblicitari.

