L’approdo di Melo a New York era nell’aria da mesi, la trattativa è stata estenuate ed ha avuto come riflesso un maxi trade tra Knicks e Nuggets. Per assicurarsi i servizi di Carmelo Antony, del vecchio Chauncey Billups (classe ’76), e di altri giocatori di seconda fascia, la squadra di coach D’Antoni ha dovuto sacrificare quattro dei suoi giovani più promettenti (Danilo Gallinari, Wilson Chandler, Raymond Felton e Timofey Mozgov) più una prima ed una seconda scelta per i draft del 2013 e 2014. Insomma, un affare che verrà ricordato per molto tempo.
Per il momento i risultati sembrano dare ragione a Denver, che dopo lo scambio, ha avuto un record di 11 vittorie e 4 sconfitte, contro le 7 vittorie e 10 sconfitte di New York che è scesa, per la prima volta dal mese di novembre, sotto il 50% di vittorie, venendo scavalcata da Philadelphia al 6° posto della eastern conference. Certamente è ancora presto per tirare le somme. Anche un uomo di esperienza come George Karl potrebbe avere delle difficoltà, con l’inizio della postseason, nella gestione di un team giovane, venutosi a trovare improvvisamente con 10 potenziali “titolari” e senza la leadership indiscussa di un campionissimo come Antony. Attualmente però il coach può dormire sonni tranq
uilli godendosi il suo giocattolo che, anche dopo lo scambio, continua ad avere la miglior media punti segnati dell’intera lega e una difesa che subisce quasi 10 punti meno a partita rispetto a un mese fa. Problemi più concreti, invece, per D’Antoni, che continua a dover usare Stoudemire come centro per troppi minuti all’interno di una partita, e si ritrova con una panchina che non gli consente di fare le rotazioni che si poteva permettere un tempo. Come se non bastasse, Billups è stato fuori per un paio di settimane durante le quali sono emerse insolite lacune in fase di costruzione del gioco offensivo che vanno sommate all’ormai cronica ed imbarazzante sofferenza difensiva contro le squadre più fisiche.
Volendo analizzare lo scambio senza essere influenzati dai recenti risultati delle due squadre, appare evidente che la squadra Newyorkese sia stata costruita per il presente, per provare a vincere subito, magari dal prossimo anno, e chissà se con l’arrivo di un buon 5 non ci si possa riuscire, la qualità di certo non manca. Denver, al contrario, si ritrova con un team giovane ed inesperto, costruito per il futuro, ma che potrebbe anche dire la sua già a partire da questi playoff. La mancanza di un leader non è detto sia un handicap, a patto che si stabiliscano le giuste gerarchie e che tutti le accettino.
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