Quando si fa di tutto per tenere in piedi Moggi

Il 2009 è anno infìdo. Lo sport resterà in mano alla solita compagnia di giro, da Petrucci (Coni) ad Abete (calcio). Gli avversari (Chimenti, golf; Matarrese, Lega) non sembrano proprio irresistibili; il secondo, però, dà un titolo al giorno e, di conseguenza, molti gli vogliono bene. Al voto, andranno anche gli arbitri. Contro Gussoni, l’attuale presidente, il Piemonte agita Trentalange e la Toscana spinge Nicchi. Rimane l’incognita Lanese, già «tenutario» all’epoca dei telefoni caldi: correrà da solo o per Gussoni? Il quasi-condono elargitogli appartiene ai colpi bassi della (in)giustizia sportiva. Gli avvocati di Luciano Moggi, in compenso, promettono fuochi d’artificio ai processi di Roma (caso Gea) e Napoli (Calciopoli). Molti l’hanno fatta franca, da Carraro in giù. Nello stesso tempo, è difficile immaginare pm dalla fantasia così invasiva.

Ma è gennaio il mese clou. Trenta giorni intensi per gli avvocati, trenta giorni tra Corte dei Conti e Tribunali di Roma e Napoli. Gennaio è il mese clou per le vicende dello scandalo del calcio del 2006: 8 gennaio, 12 gennaio, 20 gennaio, con uno «sforamento» il 9 febbraio e ce n’è davvero per tutti. Si comincia col processo Gea che l’8 va a sentenza, a ruota la Corte dei Conti dove sono «convenuti» in 11 e dovrebbero sborsare allo Stato poco più di 120 milioni di euro. Il 20 a Napoli c’è la prima udienza per i rinviati a giudizio per l’inchiesta sullo scandalo del calcio. Infine il 9 febbraio le richieste dei pubblici ministeri per i riti abbreviati scelti da undici degli imputati di Napoli.
Processo Gea Luciano e Alessandro Moggi, Franco Zavaglia, Davide Lippi, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo aspettano la sentenza della Decima sezione penale (presidente Fiasconaro). Pesanti le richieste del pm Luca Palamara (con lui a sostenere l’accusa anche Maria Cristina Palaia): sei anni per Luciano Moggi, 5 anni per il figlio Alessandro, 3 e mezzo per Zavaglia, 2 e quattro mesi per Ceravolo, 16 mesi per Davide Lippi, otto per Gallo.

Moggi pare avere tutte le carte in regola per passare indenne anche dalle forche caudine (?!) della giustizia ordinaria, dopo che la Corte di Giustizia federale il 27 ottobre scorso, ha annullato la squalifica di 14 mesi per la cosiddetta Calciopioli-2 (il caso delle sim svizzere possedute da Lucianone e consegnate ad alcuni arbitri per poter parlare loro in gran segreto).
“L’inibizione di un anno e due mesi gli è stata tolta – così l’avvocato Paco D’Onofrio – perché è stata accolta la tesi dell’inguidicabilità di Moggi in quanto non più tesserato. Da lì la decisione di presentare il ricorso per cancellare anche la sentenza dell’estate di due anni fa, perché anche allora il mio assistito non aveva più la tessera Figc quanto è stato deferito dal procuratore federale”.

Bisogna dirlo. E’ apparsa quanto mai singolare e controproducente la richiesta del piemme del tribunale di Roma di accusare gli indagati GEA di associazione per delinquere. Una gestione dell’accusa tutt’altro che assennata. Comunque tra poche ore avremo la sentenza di Primo Grado, e a meno di sorprese, anche stavolta Big Luciano rimarrà in piedi.

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