I tagli alla cultura avevano suscitato fragorose polemiche; da qui la necessità di reintegrare in parte i fondi tagliati ad un dei settori trainanti dell’economia di un qualsiasi paese moderno. Dopo molte proteste, ecco che si trova la soluzione: il FUS (fondo unico per lo spettacolo) sarà finanziato con un aumento delle accise sulla benzina di 1-2 centesimi al litro. L’aumento dovrebbe generare 400 milioni di euro di entrate in più per lo Stato in un anno, più altri 400 derivanti dall’IVA applicata sulla benzina.
Le tasse sulla benzina sono spesso nate da esigenze contingenti. Quando il governo non sa dove prendere i soldi, ecco che scatta questa tassa. Il bello (si fa per dire) è che la tassa rimane anche se la “contingenza” cessa.
Sulla benzina, infatti, gravano tasse che si possono definire “storiche”. Dal sito del governo possiamo leggere l’elenco in ordine temporale:
1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
14 lire per la crisi di Suez del 1956;
10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per la missione in Libano del 1983;
22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004.
Intristisce poi costatare che il FUS si sarebbe potuto reintegrare abbondantemente semplicemente accorpando le prossime elezioni amministrative con il referendum:ben 300 milioni di euro sprecati in nome di un’esclusiva(probabilmente) convenienza politica.
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