Lo spettro della scissione prende forma, e minaccia seriamente l’unità del Partito Democratico. Francesco Rutelli ed Enrico Letta, di fronte alla pubblica richiesta del Segretario dell’UdC Lorenzo Cesa per un passaggio in massa degli ex-margheritini alla Costituente di Centro, hanno fornito una risposta negativa, ma si sente l’imbarazzo crescente nei confronti della pessima gestione di Walter Veltroni. Quest’ultimo, come rivelano alcuni articoli di giornale, avrebbe rivelato la sua personale preoccupazione per il destino del PD, colpito dalle polemiche interne più roventi, ed indebolito dalla questione morale e napoletana.
L’ipotesi scissione, per il momento, rimane solo fantapolitica: è indubbio che esistoni tensioni e forti attriti (gli ultimi episodi riguardano lo sconvolgente rimpasto della Giunta comunale di Napoli, il ridicolo registratore acceso dalla Iervolino nel corso di una riunione fra dirigenti locali del PD, in perfetto stile comunista, e l’imbarazzante Fassino pronto a riempire di insulti il povero tesoriere margheritino), ma i tempi non sono ancora maturi per il redde rationem finale, per le vendette e le rotture definitive.
Quel momento può essere individuato nelle Elezioni Europee di giugno. Se il PD subirà un crollo, e il risultato sarà un impietoso 25-27%, la leadership di Veltroni ne risulterà frantumata, e ormai indifendibile. Ex-margheritini e centristi del PD (Rutelli, Letta, TeoDem, cattolici-democratici) potrebbero allora prendere le valigie e sancire la spaccatura definitiva ed irrimediabile, per transitare nei più felici lidi della Costituente di Centro varata dall’ambizioso e furbetto Casini, con lo scopo di superare la vecchia e logora UdC, mezza svuotata dai continui passaggi verso il PDL.
L’ipotesi scissione, in questo senso, non è affatto peregrina. Un misero 25% segnerebbe la disfatta dei piddini, il tramonto di Veltroni, il divorzio fra post-comunisti diessini ed ex dmocristiani di sinistra. Il centrosinistra è destinato a liquefarsi? Lo scopriremo a giugno.
via Falcodestro
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