Lo tsunami non ha travolto solo uomini e cose, rischia di travolgere anche antiche usanze. Dopo aver costretto i Giapponesi a seppellire i loro cadaveri, per mancanza del carburante necessario alla tradizionale cremazione, ora sta mettendo a dura prova una controversa quanto antica tradizione: la caccia alle balene.
Nemmeno greenpeace, che ha voluto esprimere pubblicamente la sua solidarietà ai pescatori, offrendo aiuto per la ricostruzione, si aspettava di vincere in questo modo.
Aiu Kaua sembra una città come tante altre tra quelle colpite dall’onda, ma questo è uno dei 4 centri dei balenieri. Qui vivevano oltre 7.000 persone, tutte impegnate, direttamente o indirettamente, alla caccia alle balene. Un’attività che nel mondo suscita tante polemiche e conflitti, ma che per queste persone era l’unica fonte di reddito.
Ora la flotta dei pescherecci è distrutta e molti balenieri sono morti, senza aver avuto il tempo di “allevare” una nuova generazione di pescatori. Adesso molto dipenderà dal governo Giapponese, che finora non ha ancora reso pubbliche le proprie intenzioni. Sceglierà di aiutare la popolazione a riprendere la caccia alle balene, oppure (come vorrebbero greenpeace,e buona parte del mondo occidentale) punterà verso la conversione in altre attività ?
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